Monday, March 09, 2026

Destino

Il cronometro lampeggia rosso 40.01, 40.02... il primo tempo è finito, siamo sul 10-5 per l'Italia, gioco fermo e palla in mano a centrocampo, dico a denti stretti "kick it out". Ma l'Italia ci prova, un paio di fasi, poi gli inglesi ci forzano il turnover e ripartono guadagnando metri, il cronometro sempre rosso e noi sempre più preoccupati, drive fino all'estrema destra del campo, la nostra difesa è aspirata su quel lato, ripartono verso sinistra, di piede all'ala e non riusciamo a tappare il buco, solita azione inglese, meta per loro. al riposo sul 10-12, czzrla!


cos'è il destino? ed è inebriato dal profumo della rosa d'inghilterra, come sempre, come negli ultimi 32 anni? il dubbio che l'Italia sia destinata, se non a una debacle, alla solita partita in cui sprechiamo quello che avremmo dovuto cogliere e concediamo quello che gli altri non si meritano, torna a farsi pungente, se tifi ital-rugby è un tarlo che è diventato un compagno da decenni.

cos'è il destino? oltre 69000 presenti all'Olimpico, una gioia per gli occhi, colori, bandiere, una marea di maglie bianche, ad occhio i due terzi dei presenti sono inglesi, O 2 e, appunto, la rosa d'inghilterra everywhere, i cori

Swing-low sweet chariot 
Coming for to carry me home.
 

queste note suonano familiari, le ho sentite in televisione dozzine di volte, questi cantano come dannati, lubrificati a dovere dalla birra che scorre a fiumi (senza che io veda un solo imbriago che sia uno). credo si possa solo immaginare cosa sentono i giocatori ogni volta che i loro tifosi li fanno sentire a Twickenam anche se sono in Italia, Irlanda, Francia, Galles o Scozia. Swing-low sweet chariot, coming for to carry me home...

Andiamo con ordine: io e Nelson ci concediamo il lusso di un taxi per l'obelisco del Foro Italico, ci piacerebbe vedere anche Scozia-Francia, che potrebbe (o dovrebbe) essere una formalità con i transalpini che si prendono il gran slam sbranando gli avversari. io sono scioccato dalla profusione di simboli fascisti al Foro Italico, "duce qua duce là", "tanti nemici, tanto onore", emme maiuscole e fasci nei mosaici neri su sfondo bianco di ogni pavimento, l'architettura mascelluta e lineare del ventennio, le statue finto classiche che celebrano il regime. mi chiedo più volte se al nord certe cose sarebbero possibili, credo di no, e capisco anche perché a Roma l'iconografia fascista e la vicinanza con idee idiote e tronfie e criminali sia così diffusa, come mostrano i deficienti col braccio teso, ma anche i Buontempo, i La Russa, vari parlamentari di FI, un brodo culturale politico di cui si è nutrita anche Giorgia Meloni. Al Foro Italico questa cosa si vede, è scritta, trionfa nella bellezza sinistra dell'area e nella simbologia nera che spiego anche agli amici inglesi.


già, sono venuto per Italia - Inghilterra ma sono infiltrato in un gruppo con 5 inglesi che mi hanno invitato. Mike, Averill, Marcus, Helen e poi c'è Nelson che conosco dal 1995, quando ho trascorso un periodo a UKC, University of Kent Canterbury ai tempi del dottorato. non ci siamo mai persi e con Nelson, che non finirò mai di ringraziare per avere organizzato questa trasferta gloriosa, divido pure il matrimoniale sabato notte, in una stanza Airbnb in cui dorme anche Mike. pensavo di non avere più l'età e invece si.

La folla si esalta al maxischermo quando gli scozzesi, piuttosto che fare le vittime mettono in difficoltà i francesi, che sono talentuosi fuori di misura ma anche supponenti da infastidire tutti, fin dai tempi di Coppi e Bartali stanno sulle balle a chiunque. si sente qualche marsigliese ma è un boato ogni volta che la Scozia imbrocca la giocata e schiaccia la palla in meta più e più volte. c'è da stropicciarsi gli occhi: gli underdogs del torneo (assieme ai gallesi) mettono sotto di brutto i primi in classifica. i francesi fanno anche errori da principianti. ricordo un 41-14 e un tripudio congiunto di inglesi e italiani che assistono quando, di colpo, spengono i maxischermi e tutti capiscono che è ora di abbandonare l'area "terzo tempo" all'apertoe recarsi ai nostro posto, curva sud, fila 13, numero 15. impiego quasi 45 minuti a raggiungere il mio seggiolino, solcando una folla ciarliera, tranquilla e disciplinata, in un Olimpico che trabocca di bellezza e tifo, gruppi di bambini delle giovanili, famiglie, coppie di inglesi attempati, gente con la cotta di maglia di ferro e la croce di San Giorgio, e uno strano gruppo con 5 sudditi di sua maestà e me. è la mia prima volta allo stadio Olimpico, è una magnifca serata tiepida, lo show incomincia con gli inni in cui la mia curva accompagna a un volume folle "God save the king". l'inno di Mameli si difende ma per quasi tutta la gara avremo l'impressione di essere in minoranza (anche se oggi sul giornale leggo che gli inglese sono "almeno 25000" pur se io li percepisco sempre come una marea).

mi gusto una partita in cui l'Italia fatica un po' ma mostra anche una qualche leggerezza di fronte a quello che sembra la macchina inglese, dalla curva vedo quanto devono correre da un lato all'altro gli estremi. a dir il vero, gustare è vocabolo coraggioso, lo stadio è così grande che vedo pochino delle giocate e mi devo aiutare con lo schermo, che non è comunque vicinissimo. quello che si sente invece è potente e vale quasi come una vista dettagliata. ogni volta che gli inglesi fanno una giocata, il ruggito della folla che in grande numero sta vicino a me è impressionate, le folate inglesi respirano e vibrano al ritmo dei boati crescenti che esplodono in una liberazione quando loro segnano mete o punizioni o rubano palloni o rintuzzano i nostri tentativi. lo stesso accade, forse affievolito, anche per noi, con l'Olimpico che si infiamma nel nostro urlo montante quando siamo noi a indovinare passaggi e placcaggi.

il destino lo incontriamo nel secondo tempo, gli inglesi vanno avanti, noi becchiamo un cartellino giallo e giochiamo in 14, arrivano al 10-18, sembra un de profundis e iniziano a giocare quello stramaledetto rugby efficace e micragnoso, calci e difesa avanzante che non ci fa fare granché o, peggio, ci fa sudare senza andare da nessuna parte. segniamo 3 punti, l'Italia è là, Garbisi continua con un altro calcio, che picchia sul palo innalzandoci al 16-18, loro non straripano e noi siamo reattivi e resistenti. gli inglesi "attaccano" con una sequenza di up and under e io penso che è la solita manfrina: sono avanti e fanno passare il tempo, Italia ricacciata 20-30 metri più indietro e poi a remare senza gran costrutto contro la loro difesa organizzata. ma questo copione stavolta è frusto, up and under, up and under, forse pensano che basti, è bastato per anni contro di noi, no? gli italiani però respirano l'aria di una serata speciale, stadio ribollente, i cori I-ta-lia I-ta-lia coprono gli sweet low, sono stanchi anche i tifosi d'oltremanica. gli inglesi indisciplinati si beccano due cartellini e i nostri annusano il sangue, Ioane tieni viva una palla, Menoncello fa  un break da fenomeno, chi prova a placcarlo è capottato,  passaggio a Marin, meta, gli inglese mi sembrano spompati, cosa succede? rubiamo pure palla, con un "does not release the ball" che secondo me, in passato, l'arbitro non ci avrebbe mai dato. ma stasera c'è un filo di magia e noi ci siamo conquistati rispetto anche da parte degli arbitri, se non molli quella palla quando sei a terra braccato da Lanaro, caro inglese, la palla è nostra! 


è un trionfo, Nelson che ha origini irlandesi continua a tifare per noi, i secondo passano, sullo schermo le inquadrature degli inglesi mostrano facce terree, col piffero che adesso ci riprendete con i vostri up and under di routine. piccole scariche di elettricità negli ultimi secondi, ma non li lasciamo fare nulla, loro hanno le gambe di piombo e noi invece voliamo sulle ali del destino ovale di questa meravigliosa serata. il mondo del rugby stasera è upside-down, l'Italia impallina l'Inghilterra e la Scozia umilia la Francia.

i tifosi inglesi se ne vanno in pace, a me sembrano rassegnati e resto ammirato dalla civiltà di una folla che migra nei piazzali che di solito vedono le molotov fra tifosi della Roma e della Lazio e le cariche della polizia, tutti a caccia di un posto dove mangiare, i bambini eccitati, gli italiani sciamano felici. cena alla trattoria "al sugo" e, quando attendiamo il caffè, arriva un signore che avrà 75 anni ad attaccare bottone, in maglietta bianca con la rosa, a discutere della partita. io e Nelson gli diciamo la nostra, fa tenerezza e, forse, più che della partita (ha visto poco, ci pare di capire) aveva voglia di parlare. abbiamo fatto la storia, we made history, decenni per dare, come dice il titolo del Corriere della Sera, scacco matto ai re (espressione che Mike, deluso, considera fin troppo gentile).

Ci facciamo il selfie ufficiale di questo match storico, da sabato 8.45 a domenica 21.05, per frantumare un tabù. il destino se te lo cerchi, te lo meriti. ma deve essercene stato tanto stavolta: al momento di prendere il treno mi rendo conto di aver dimenticato la borsa di iuta col mio necessaire e il caricabatterie al banco di "La porchetta di Ariccia", che è il chiosco dove mi compro sempre il panino prima del ritorno da Termini. ho 7 minuti e corro indietro veloce e tendenzialmente incazzato a vedere se la faccio franca. un gruppo è seduto al mio posto, mi vedono arrivare e mi prendono in giro bonariamente "se sapevo di chi era, avrei intascato tutto!" con accento e un sorriso dell'Italia centrale. Ringrazio, ho avuto fortuna, ri-ringrazio e saluto con "ora però volo a prendere il treno". il mio posto 22 in carrozza 7 serve a tre signore fiorentine per stare vicine fino a destinazione. mi offrono uno scambio, non esito a dire di sì e siamo tutti felici. "dove devo andare?", al 66 carrozza 6. wow, 666, ci rivedo il destino e mi faccio un baffo perfino del numero della bestia!