Sunday, May 17, 2026

Rettoralia

Come una barchetta in mezzo al mare, frango i marosi di questa elezione rettorale. Forse le elezioni dovrebbero essere cose semplici in cui un insieme di soggetti decide da chi vuol farsi governare... Ma ovviamente non è così. È un processo [inserisci a scelta tre aggettivi fra complicato, confuso, gastrico, catartico, intestinale, spossante, onirico, democratico, marziano] in cui si scontrano parti e controparti, molti hanno conti da regolare, ansie da sfogare, allucinazioni da esplorare per conto proprio o in compagnia, un rito collettivo neanche fosse una canna da consumare sulla spiaggia. Ci sono i parenti (accademici) e i serpenti (accademici, pure questi), i traditori della patria, dell'ateneo, del dipartimento, di qualsiasi cosa vogliate voi. Ci sono quelli che sanno, quelli che dicono di sapere, quelli che chiaramente non sanno un cazzo, o se la tirano, e te la tirano e avanti finché volete.

La quantità di interpretazioni, elucubrazioni, masturbazioni che vanno in onda è sorprendente, decine e decine di chiacchiere, conversazioni, narrative, "lo fa per spirito di servizio" (o "disservizio", ndr), "è in continuità con rettorato precedente" o con quello futuro (!?), "è lo zeitgest", il tempo di chi o cosa non si sa... e via di questo passo. C'è gente che ti dà il voto, che sposta i pacchetti di voti, che influisce sui colleghi, che influisce sugli infuencer, che non riesce nemmeno a influire su sua moglie o su suo marito che lo manda a cagare perché sta troppo al telefono a perdere le giornate che separano la prima dalla seconda dalla terza votazione.

Se non fossi un agonista che si appassiona di queste sfide politiche e fossi in grado di vedere le cose dall'esterno, a mo' di entomologo che guarda gli insetti danzare nell'erbario, affannandosi senza apparente risultato, direi che siamo fuori di cervello. Cosa ci sarebbe di male a dire semplicemente "vota e fa ciò che vuoi"? (lo so, la versione di Teresa d'Avila "ama e fa ciò che vuoi" è intrisa di un bene ovvio e infinito... le votazioni no.)

Se non bastasse questo caleidoscopio di riflessi cangianti, poi c'è la Commissione Elettorale, un idra dalle sette teste che terrorizza ogni vivente (figurarsi noi professori!) Nemmeno uno di Patmos, noto esperto in materia, troverebbe le parole per incutere simile terrore: "...Avevano capelli come capelli di donne e i loro denti erano come quelli dei leoni. Avevano il torace simile a corazze di ferro e il rombo delle loro ali era come rombo di carri trainati da molti cavalli lanciati all’assalto. Avevano code come gli scorpioni e aculei. Nelle loro code c’era il potere di far soffrire gli uomini per cinque mesi. Il loro re era l’angelo dell’Abisso, che in ebraico si chiama Abaddon, in greco Sterminatore..." (Ap 9, 7-11)

A me hanno veramente sterminato i maroni, minacciando punizioni disciplinari a chiunque violasse il silenzio rettorale (ah no, scusate, elettorale), vietando che in nome di un silenzio fariseo si discutesse dei candidarti che, in fondo, saranno l'espressione di questo ateneo per il prossimo lustro e oltre. Ma di che czzrla avrebbe senso parlare in questi giorni se non proprio dei candidati? Me lo dite? Siamo in un nugolo di WhatsApp e in un profluvio di frasi sussurrate, "scusa, ripeti che non ti sento", "non si può, c'è la commissione ...one ...one" Ma ci avete preso per ...oni ...oni?

Perfino i dibattiti fra V, X, Y, Z, W sono stati imbrigliati con regole di titanio, tre minuti per intro, due minuti per ribattere, una domanda estratta a caso dal notaio, 5 risposte (ve lo immaginate alla quinta risposta il livello di attenzione, ve lo immaginate alla quinta risposta il livello di attenzione, ve lo immaginate alla quinta risposta il livello di attenzione, ve lo immaginate alla quinta risposta il livello di attenzione... e sono solo arrivato a quattro!)

Le domande erano mandate ai candidati il giorno prima, guai a prenderli di sorpresa, poverini. Guai a vedere se sanno ragionare in diretta e se la cavano uscendo dal fosso in cui stanno cascando... Ma vi pare serio? Dovremmo o no sondare le capacita argomentative e le competenze dei nostri candidati? In fondo lo facciamo per mestiere: testiamo quello che sanno i nostri studenti e come lo sanno dire. Ma vi chiedo, stimatissime teste di idra, quando fate gli esami ai vostri studenti mandate loro le domande a casa il giorno prima? E se mi fate un procedimento disciplinare perché ho violato qualcuna delle vostre norme giuridicole, vi prometto che metto in soasa l'esito e lo appendo in studio come trofeo!

Finiamo questo post stralunato (sempre meno di quello che stiamo facendo in ogni caso...) con un giro d'orizzonti e un link.

  • V è di CL mentre X è di sinistra, Y è dinamitardo, Z è schizzato, W... non me lo ricordo!

  • Ho scaricato i programmi, più di 500 pagine di tutto e di più, non c'è una singola virgola che non sia coperta e che non dia a chi voglia la scusa per votare V e odiare W (ah no, era per astenersi su X e scambiare un voto da Y a Z...)

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  • Mi si nota di più se vado, se non vado, se vado e mi tengo in disparte o se non vado e mi tengo in disparte? Boh, l'ultima che hai detto... 

  • e pensare che io ero in treno!

A scanso di equivoci, lo sapete tutti per chi voto vero? Ditemelo che lo sapete, Sacripante!

 

ps 1. E la/il prossima/o rettrice/rettore sempre sia lodata/o, si legga questo articolo su https://www.newyorker.com/news/fault-lines/why-the-future-of-college-could-look-like-onlyfans che magari l'ateneo migliora! (lo so, tutti i candidati sono maschi ma che ci posso fare?)

ps 2. È chiaro, vero, che ogni riferimento a V, X, Y, Z, W è casuale? E che ho frullato casualmente Y, Z, W, V, X ad ogni menzione? 

(source: https://www.unive.it/web/it/15165/articolo/8211)