Wednesday, June 17, 2026

Ancona XXX

pesto l'asfalto dell'NH Ancona alle 5.05, glicemia a 275 post cena sociale del WEHIA XXX 2026, alba e colori che s'illuminano a poco a poco sul porto della città, punto all'Arco di Traiano, mi chiedo come diavolo Traiano sia arrivato fino a qui anche se, a dire il vero, è andato ben oltre! penso che il diabete è una forza, la molla che dà la possibilità di camminare in una giornata di sole di giugno calda fresca, vicino al mare, alla caccia di rovine romane. forse vale anche la frase contraria, il diabete toglie... notte strana in cui ho dormito poco più d 5 ore, valori alti in apparenza resistenti ai boli aggiuntivi. let's go! vedo almeno un paio di bar in quell'esile parte di città fra il porto e il centro, uno è Manganelli, non sono ancora le 6 ma loro sono aperti, mi motivo dicendo che farò colazione al ritorno. cammino per 10-12 minuti in una striscia rossa che delimita il luogo per i pedoni in un sequenza di corsie, binari, direzioni ben demarcate a terra, siamo in un porto e tutto deve scorrere nelle posizioni appropriate, parecchi stranieri dalla pelle scura, forse bengalesi o marocchini mi passano accanto pedalando su bici sgangherate, un altro paio di portuali, scuri pure loro, viaggiano verso il posto di lavoro in monopattino.

Arco di Traiano, 115 DC che, come recita l'iscrizione sul travertino, "ha reso più sicuro ai naviganti l'accesso all'Italia con la costruzione a sue spese di questo porto". penso che sono passati quasi 2000 anni, che ora mandiamo dei poveracci, salvati per miracolo dall'annegamento, in un porto "sicuro" a centinaia di km di distanza (è il trucco del governo per rallentare il lavoro delle ONG e dei soccorritori). Traiano era evidentemente un organizzatore e rinforzava la logistica portuale in vista della conquista della Dacia, le guerre si vincono coi rifornimenti, il supporto e le vettovaglie più che con i fanti e i legionari. questo l'ho capito di recente, dopo decenni in cui la guerra non sapevamo cosa fosse. l'arco è stato "incorporato" nelle mura medioevali e adesso pare piccolino negli spazi dilatati dei piazzali del porto e sovrastato da gru e carroponti per la movimentazione di merci.

il porto è già attivo e aumenta a vista d'occhio il traffico delle vetture e l'arrivo di pedoni. decido di andare verso l'anfiteatro romano, google maps mi indica come andare verso le cupole (credo siano della cattedrale di San Cataldo) della zona antica. cammino di buon passo, lungo i tornanti che si arrampicano sulla collina, rovinazzi romani ovunque, meraviglia per questo ben di dio storico-artistico e rispetto per questi costruttori infaticabili. inalo a pieni polmoni, stantuffando aria ancora fresca ma si capisce che fra qualche ora le cose potrebbero essere diverse, per il caldo e per l'umidità (che, comunque, potrebbe essere spazzata via dalla brezza). mi inoltro in una citta su livelli diversi, in mezzo a costruzioni rinascimentali e contrafforti romani, palazzi vescovili, mi ricorda a tratti Perugia, vedo i camminamenti che, credo, consentono ai visitatori del Museo Archeologico Nazionale di esplorare gli scavi. i cancelli sono aperti e entro nel Parco del Cardeto, con viste a ovest su cattedrale e porto e a est sul disco del sole che è già potente, un po' sopra l'orizzonte dell'Adriatico che sfavilla. sono in cima alle 6.00, in stato di grazia (di quella piccola grande grazia che avvolge chi si sente baciato dalla sorte e cammina felice e beato e pure fiero di buttare giù la glicemia che staziona a 180). diciamo che il piacere si ammanta di dovere e la coscienza è sgombra e grata. penso che non ho preso il bisoprololo e, in sequenza, pazienza, amen e va in mona!

inserisco nuovamente "NH Ancona" in google maps e l'itinerario è diverso da quello fatto all'andata, ub effetti sono un ragazzo fortunato e adoro i ghirigori urbani che mi propone. serpeggio nel parco e in ex zone militari, faro e caserme in ristrutturazione, cammino in saliscendi, specialmente "scendi", in un contesto urbano bello, poche persone in giro, via via passo a zone più moderne, condomini, tessuto urbano più convenzionale, vedo "alla terrazza d'oro", intuisco che a dispetto dell'arredamento anni sessanta, con muri interni a mosaico con tessere fucsia e blu elettrico, è un posto che ha senso, arrivano di continuo operai e avventori un filo sdruciti ma giusti, entro e chiedo se hanno qualcosa di salato, mi indicano un espositore con una montagna di sandwich e paninetti, "posso prendere?", "vada pure", scelgo il sandwich, panetto morbido con una fettina di prosciutto crudo, sono sorpreso dal burro al secondo morso, ci abbino un cappuccino, pago 3.20, vedo mezza dozzina di adesivi "Bar d'Italia" del Gambero Rosso. ecco, mi pareva...

vento in poppa e piè veloce per altri dieci minuti scarsi, rientro in albergo alle 6.33, faccio pure in tempo a collegarmi con Cristina per yoga morning, prima di spingere sulla porta mi volto e, con il monumento dei caduti in primo piano, mi godo dal parcheggio lo scorcio un po' techno di questo lembo di porto.


 




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