Cesira mi dice che un viaggio attraverso la pianura infuocata, alla fine di luglio, per vedere l'editor al lido, sa di inconsueto e quasi di avventura cinematografica. non ci avevo pensato, non in questo senso. sono sulla corriera delle 10.55 da PSM diretto a Venezia. al modico prezzo di 6.80 salgo sull'ammiraglia della flotta, la corsa diretta (come si legge sull'orario), dall'autostazione di Eraclea Mare non ci sarà nessuna fermata fino all'aeroporto. in pratica questo è il missile di noi corrieristi, una scheggia che ti porta a Venezia in poco più di un'ora e mezza. beh, è tutto relativo e vedremo se ce la facciamo a recuperare il discreto ritardo accumulato prima di Eraclea, tirando su ad ogni fermata gruppi di amici, famiglie, tutti con valigie da portabagagli, attrezzatura da mare, un cane pitbull che sembra buono come il pane... è una carovana multicolore e diversa da quella che solitamente vedo su questo tipo di mezzi, unico bianco autoctono fra extracomunitari e varia umanità. alcuni fra i passeggeri, lo capisco dopo un po' vanno al Marco Polo, l'autista cerca di velocizzare, "forza che è già tardi", sprona i ragazzetti a trovare il sito per comprarsi il biglietto, "che sennò ti costa 9 euro", si offre perfino di smanettare e fare lui il lavoro sullo smart phone dell'adolescente che, punto sul vivo, dice che ci prova lui e, ne sono certo, ci riuscirà da buon nativo digitale. infatti tre minuti dopo il ragazzetto torna brandendo il telefono, "ce l'ho fatta... e ora come si fa?", l'autista impassibile gli indica la macchinetta "sotto, scan QR". fatto. per essere un autista è un buon pedagogista, lezione di civiltà ma anche di autonomia e autostima al puteo, senza mai togliere le mani dal volante e senza perdere un solo minuto. avrà una quarantina d'anni, bravo vecio!
contravvengo alla regola familiare di non scrivere o leggere mai in macchina. o in corriera, è lo stesso, mai per noi vuol dire mai. mi rendo conto che è uno dei divieti più rocciosi della mia genia, prenditi pure la peste bubbonica, che poi ti diamo l'antibiotico, ma mai farsi venire il mal di macchina leggendo in viaggio. l'altro divieto assoluto era mai fare il bagno in mare prima che siano passate tre ore dall'ultimo pasto. ma che dico? pasto? bastava uno spuntino per fare ripartire il contatore, bastava anche un'oliva o una patatina, se tocchi cibo sono tre ore e basta.
bene, nonostante l'atavica prudenza, finora non mi viene da vomitare e continuo a digitare, mi consento solo di fare decine e decine di errori di battitura, non torno mai indietro a corregere, mi dico che lo farò dopo quando, in modalità revisione, preparerò il file per postarlo. alzo gli occhi, vedo il Piave alla mia destra all'altezza di Passarella. realizzo che fare tanti errori di battitura somiglia alla vita, forse non ha senso correggere tutto subito, ciò che è fatto è fatto e solitamente piccole sgrammaticature esistenziali e stupidate di percorso non rovinano né il significato ultimo né la profondità della vita. non sono sicuro però che nella vita vera gli ci sia una "fase di revisione", che molto spesso non arriva, sacrificata sempre sull'altare della fretta di fare altro, di vivere altro, di appassionarsi d'altro.
siamo a Caposile e la laguna appare sulla sinistra, torno su piste abbastanza note, dato che in questa parte di Veneto orientale tutte le strade portano a Caposile, c'è poco da fare! ma è ora di tornare sul motivo per cui sto viaggiando.
stasera alle 17.30 incontrerò Davide, il mio editore, deus ex machina della "Case Editrice el squero" che pubblicherà "Cinema Italia", la prima indagine del commissario palermitano Villa di Villa, accompagnato dalla sua banda di poliziotti veneziani e dall'amico Bio. ma vah? e di che si parla con un editore? non lo so bene nemmeno io, è la prima volta che discuto di un romanzo e di sicuro non è come scambiare email con revisori anonimi e editor di riviste scientifiche, che di solito generano una sequenza di messaggi convenzionali e spesso ai limiti dell'assurdo.
A Davide dirò che accetterò il cambio di titolo che mi ha suggerito, "A Venezia nottetempo", proverò a convincerlo che Villa di Villa è un nome solo apparentemente ridondante e che c'è una sana regolarità nell'onomastica dei personaggi della questura; va bene anche la copertina che mi ha proposto, in linea con la vicenda di non ovvia comprensione e a tratti truculenta... gli devo chiedere anche se posso postare brani relativi al libro (lo sto già facendo, direte, ma ho pensato che posso pure diffondere qualche capitolo e perfino pubblicare l'intera storia a puntate, come si faceva nel secolo scorso...); e poi, come la mettiamo con qualche podcast come quello che mi permetto proditoriamente di linkare qui? anche anticipazioni del genere, spero, contribuiscano a rendere Antonio Villa di Villa ben noto fra la mia dozzina di lettori, no?
chiudo la giornata salendo nuovamente su una corsa diretta dalla stazione a Mestre alle 17.10, fuoco alle polveri! in una calura che mi fa nitidamente pensare ad Ayers Rock, su cui mi sono espresso due decenni fa in questa sede:
un muro di 42 gradi e 50% di umidita' ci accolgono, con tanto di venticello a 40 km/h che mi ricorda con estrema fedeltà il phon quando mi asciugo la testa.Mestre - Porto Santa Margherita in un'ora e mezza e, a differenza della mattina, siamo puntuali come una corriera svizzera.
ps. il lettore attento avrà notato che qualcosa dev'essere andato storto (ad esempio, se l'incontro era alle 17.30 al lido di Venezia, come si fa a prendere la corriera di ritorno alle 17.10?). in effetti, Davide non stava tanto bene e verso l'una abbiamo convenuto di rimandare. può sembrare sfiga ma, in realtà, ero acclimatato meglio di Tremal-naik nei racconti di Salgari, il caldo mi ha massaggiato i pensieri e ho riempito la giornata in altri modi, attraversano anche altre lande... ma questo ve lo racconto un'altra volta!
