Sunday, April 05, 2020

Proctorio e i nostri esami online

Questa domenica delle Palme è sardonicamente soleggiata e tiepida, bella da morire, ma tanto siamo in rigoroso regime di #iorestoacasa da Coronavirus. Non ce la possiamo godere questa domenica, ed è un'ulteriore piccola tortura cinese dopo settimane di clausura, dato che questa quarantena poseguirà ancora per un po'.
È anche il primo giorno in cui smaltisco i postumi da sbornia aggravata e continuata di lavoro per organizzare ed erogare quasi 3500 esami interamente online per i nostri studenti di Ca' Foscari. Abbiamo usato un sistema denominato Proctorio che registra video, audio, desktop e collegamenti internet dello studente, più svariate altre cose, per consentire di analizzare poi, con l'immancabile intelligenza artificiale, il comportamento del candidato e "beccare" i furbi che barano. Sorvolo su molti altri dettagli tecnici interessanti o magari ci torno in un altro post. [http://a-blog-from-sydney.blogspot.com/2020/04/didattica-distanza-davvero-andra-bene.html] Mi è giunta voce che questa sorta di "grande fratello" abbia suscitato attenzione e commenti anche fra i famigliari degli studenti, incuriositi dall'innovazione applicata forse per la prima volta in un'università italiana.

Mi soffermo invece su alcune pietre miliari emotive che sono state deposte su un percorso di due settimane in cui ho lavorato 10-12 ore e più al giorno, nei primi 7 per organizzare quel che serviva e nei secondi 7 per fare gli esami ed erogare supporto a studenti e colleghi.

Uno screen preso nelle fasi preparatorie dell'esame.
Uomini, mezz'uomini, ominicchi. Come sempre, le persone fanno la differenza e il resto sono fregole (va bene sia in veneto che in italiano). Come sempre alcuni uomini (e donne, vale anche per loro la categorizzazione mezze donne e donnicchie!) si ergono come giganti. Non saremmo andati da nessuna parte senza emmeti, solido compagno di avventura e campione di tenacia, lucidità, rigore, generosità, forza fisica e mentale, pazienza...  Il primo grazie spetta a te! Poi ci metto quanti hanno partecipato alla task-force "proctorio": giovani leonesse e leoni, dottorandi ed esterni arruolati in corsa ad aiutare i colleghi a preparare un esame con modalità mai viste prima e sprigionare una forza trascinante per giorni. Il clima che si è creato è stato contagioso, un controvirus buono che ci ha infettato di brutto, dandoci la forza di stare ore e ore al computer guardando e scrivendo, nello stesso tempo, whatsapp, email, chat, fogli di calcolo, GMeets in un flow di adrenalina un po' addictive  da cui stento a riprendermi. Grazie ragazzi! Namaste, letteralmente "saluto la divinità che è in voi", grazie perché da ora, tutte le volte che me ne dimenticherò, potrò credere che sono in ottime mani se vi prenderete cura del mondo. Grazie, e scusate se scordo qualcuno, cieffe, emmeMbi, giesse, effeSbi, elleesse, gierre, erreenne, ici, ellebi, ciesse...

A costo di suonare sgradevole, però, una menzione la meritano anche mezz'uomini e ominicchi vari (e Sciascia, a dir la verità, si spinge anche più in là...) Colleghi, papaveri e altri se la sono anche tirata o hanno mandato messaggi o fatto telefonate a vario titolo svergognate. Sì, sin verguenza. Siamo passati da "io ho tante cose da fare e stacco alle 17.00" (ma quali cose, se non hai fatto na beata minchia e, per altro, non hai Stakanov di soprannome) a "se volete andate avanti ma io ve l'avevo detto che..." e giù una lista di avvisi, caveat, criticità, potenziali disastri, meteoriti diretti sul pianeta terra, "database colpiti dalle richieste di randomizzazione" (!?), armageddon incombenti! Sono solo esempi ma, senza rancore,  non posso non ricordare la fatica di digerire queste osservazioni burocratiche, contabili, intrise del sindacalismo peggiore: "non è mio compito", "è (troppo) lavoro...", "fra poco stacco" detto a gente che alle 17.00 aveva già lavorato 9 ore (al netto della pausa pranzo, quando non abbiamo dovuto accontentarci di sbranare un panino di fronte al video) e ne aveva forse altre 8 davanti. Siete pesanti, siete peggio dei gatti attaccati ai maroni quando tirate il sasso e nascondete il brasso, sempre a cautelarvi con le liste delle sfighe possibili, attento a questo, attento a quello, attento a tutto. Quando ero lucido provavo a dire, "mi servono soluzioni, non problemi" ma non sempre, mi sono reso conto, sono riuscito a fare breccia nel nerume organizzativo e nella landa desertica di certi entusiasmi di facciata gelidi come il trionfo della morte. Mia moglie mi ricorda che anche io sono una bella testa dura e che m'incazzo troppo quando mi contrariano. Ok, chiedo scusa sinceramente: magari ho percepito male, scusate se vorrei vedervi volare alti e progressivi, incoraggianti piuttosto che tristemente realisti e micragnosi, sono un agonista e vedere o immaginare nemici è il mio modo di caricarmi a dovere. E quindi torno alle cose belle. A volte basta un email di siciliana sottigliezza e degregorianetà per fare il pieno di ottani e ripartire a pieno carburatore:
Ma Nino non aver paura di sbagliare un esame a distanza
Non è mica da questi particolari
Che si giudica un professore
Un professore lo vedi dal coraggio
Dall'altruismo e dalla fantasia.
Grazie a te e a tutti gli altri che ci hanno scritto.

Grazie anche a una grande donna, emmebi, che ha sempre tenuto le sue forti ali ben aperte a coprirci con garbo e a un certo punto, quando io e emmeti eravamo forse pronti a gettare la spugna a metà della prima settimana, assediati dai distinguo e asfissiati dai portapegola, ha suonato la carica e detto "avanti", con forza e con una risata contagiosa e squillante. Questo vento ha spazzato via i dubbi e da quel momento in poi abbiamo dimenticato le piccolezze e le domande assurde come ("ma siete veramente convinti e sereni?", va' in mona, va'...)

Ansia. L'emergenza e le circostanze hanno messo tutti in difficoltà. L'ateneo in prima battuta aveva detto e comunicato agli studenti che gli esami sarebbero stati rimandati a fine aprile o inizi di maggio. Pareva che fosse possibile, ma una settimana dopo è arrivato il dietrofront del rettore: gli esami si fanno tutti e subito! Gasp. Forse non c'era alternativa ma l'onda d'ansia collettiva è stata uno tsunami in cui molti studenti hanno rischiato d'annegare, comprensibilmente preoccupati dall'accelerazione e dall'incertezza su tempi e modalità d'esame. Decine di email, anche strane, cose come "ma io dovevo fare questo e quello... andare qui e qua... non potete fare esami così e colà". Scusa, ciccio, scusa se c'è una pandemia, siamo sprangati in casa per evitare di intasare ospedali e rianimazioni dove centinaia di pazienti e medici si giocano la vita. Scusami tanto se salta un viaggio: ma scherzi o sei sotto shock? Poi ci è arrivata questa lettera, è stato bello leggerla e mi auguro sia servita a incoraggiare tutti e a mettere le cose nella giusta prospettiva.



Anche i colleghi a volte trasudavano paura e smarrimento, con continue richieste di precisione svizzera e dettagli sui tempi e modi e chissà che altro, alla caccia di sicurezze intempestive e risposte quando a stento riuscivamo a navigare in un mare di domande e dubbi.  Leggo che comunicare i rischi è un'arte e pochi enti, persone e politici ne sono usiciti bene. I disastri social, le frasi del menga e le debacle mediatiche si possono citare a dozzine. Ho provato a trasmettere empatia abbinata ai numeri, amici solidi e tetragoni che secondo me sdrammatizzano e riportano coi piedi per terra. Dicevo, a me prima che ai colleghi, lasciate perdere il caso singolo incrostato dolorosamente di problemi e di difficlle soluzione; dimenticatevi di pensare che se succede questo e quest'altro saremo in merda alta (con un francesismo di origine veneziana); guardate le centinaia di esami svolti, prendetevi come esempio il 96% di successi per correggere lo strabismo che vi fa vedere un 4% di grane che sembrano il 400%! Anche negli esami "normali", quelli asburgici vecchio stampo, in cui si fa tutto a manina e con l'illusione di controllare ogni cosa, ci sono casi di svariata umanità che vanno gestiti con professionalità e finezza; dimentichiamoci, per favore, che si possa fare tutto su internet come (e, anzi, meglio) di come lo facevamo prima. Prendiamoci il buono della tecnologia senza che i fastidi insiti in ogni strumento siano il benchmark con cui valutiamo quello che abbiamo fatto.

L'ansia nostra invece ce la siamo curata da soli nel gruppo di sostegno che è stato il call center (o help line telefonica che dir si voglia), istituito per dare supporto in diretta a tutti gli studenti che chiamavano lo 041 2347190. Oltre 600 telefonate in 6 giorni, prendendo in carico persone perse nelle pagine web, disperse fra le videocamere e cosparse di panico. Chiunque sia stato "di turno", a volte dalle 9.00 alle 21.00, ha confessato che si è trattato di un'esperienza unica, in cui era palpabile il tentativo di noi operatori di "salvare", facendo fare l'esame, anche chi era impanicato, aveva problemi tecnici fra il grave e il comico o addirittura sperava di procedere anche quando aveva una connessione così slow che non si riusciva nemmeno a fare uno speed test... Vari studenti hanno ritelefonato a esame finito per ringraziare dell'aiuto, galvanizzando l'intera squadra che esultava fra le chat e le chiamate come se, quasi talmudianamente, salvandone uno avessimo salvato il mondo... Ecco, di fronte all'ansia trasmessa da questi giorni frenetici e alla tensione di centinaia di esaminandi e colleghi, combattere a cornetta nuda contro i problemi ci ha presi e ci ha portato via, relativizzando le paure e consentendo di arrivare a sera sfiniti ma contenti del gran gruzzolo di problemi risolti e anche consci del fatto che i pochi "sommersi" sarebbero stati comunque esaminati in seguito dai loro docenti.




Lo scampanio di Santa Rita (quella dei miracoli impossibili, mica bagatelle!) mi sveglia e mi consiglia di finirla così. Sono belle le campane in questi giorni di navigazione in mari ignoti, àncore sonore forti e gradite in attesa di tornare a sentirle di nuovo all'aria aperta.

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