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Saturday, May 28, 2022

Terza fase

Tre anni fa, sono caduto dalla bicicletta di ritorno dalla seconda uscita della stagione sul Montello. Mi rompo una clavicola (e mi ammacco pure l'autostima vista la banalità dell'incidente, accaduto su una strada dritta in aperta campagna, senza macchine, l'unica buca in km di rettilineo la prendo io mentre guardo da un'altra parte... vabbè). Frattura scomposta, pronto soccorso e qualche giorno dopo sono ricoverato per l'impianto di una placca. È una cosa abbastanza normale visto che le clavicole non gradiscono i capitomboli di noi ciclisti per caso e spesso si rompono malamente. Fino a qui tutto ok (ehm, si fa per dire!). Ma in occasione degli esami preoperatori di routine mi trovano una gagliarda glicemia a 220 a digiuno. È una strana epifania che capita a molti ("Cosa? Sono a stomaco vuoto e ho perfino saltato colazione e brioche... controlla bene, per favore") e ho saputo poi che questa "diagnosi per sbaglio" o per "interposta ragione" è assai frequente.

Ci sono pochi dubbi, sono diabetico, non lo sapevo e manco lo sospettavo: nessun sintomo, mangiavo poca carne e tante pastasciutte senza crucci e ansie di nessun genere. Ma da allora sono (anche un) LADA e mi imbarco in una bizzarra e a suo modo avventurosa patologia (di cui, fra le righe del blog, ho parlato in questo post).

Delle varie tappe di questo percorso salto la prima e la seconda fase. Parto da 3 e non è la prima volta che il sequel vede la luce prima del prequel (un Esempio maiuscolo è qui). Giovedì 19 maggio 2022 vado al controllo al "Laboratorio tipi 1" dell'ospedale di Treviso e parlo con la diabetologa Laura per la prima volta, a fianco a lei c'è una specializzanda. Come sempre, esprimono preparazione, empatia e una calma quasi soprannaturale. Spesso i reparti sono lande spazzate dal vento impetuoso di bisogni, code, malati, richieste, il centro diabetologico non fa eccezione. C'è chi chiede il piano terapeutico, ausili vari, visite di controllo, certificati per patenti e molto altre cose che mi lasciano sempre stupito. Quando entri nell'ufficio del medico o delle infermiere, però, lo spazio-tempo cambia e si assiste all'immersione in un micro-cosmo di pacatezza attenta ed inscalfibile, in cui mi sono sempre sentito ascoltato molto più di quello che mi avrebbe accontentato. Laura guarda il rapporto trimestrale che registra le oscillazioni del mio glucosio nel sangue, commentiamo la mia glicata (51, per la cronaca) e il C-peptide (0.3, per i morbosi!) Più o meno questi numeri significano che non vado poi male ma che produco sempre meno insulina, ormai proprio pochina, e che è ora di cambiare fase. 

Appunto, vai con la terza! Vedete, il Laboratorio tipi 1 non accoglie tipi di prima qualità, come parrebbe dal nome e anche se io lo penso di tanto in tanto, visto che lo frequento. Diabete di tipo 1 significa un mucchio di cose, che interferiscono in vari modo con la vita delle persone e l'unica cura alla lunga è prendere l'insulina che non è più prodotta dal pancreas per altra via. "Cura" è una strana parola in questo caso, dovrei forse parlare di strategia di gestione: dal DT1 non si guarisce e si tratta di convivere con un nuovo compagno ingombrante e fiscale che dice la sua su come ti devi alimentare, su quando fare esercizio fisico, sui grammi di pasta che metti nel piatto,  su momenti di ipoglicemia in cui sei vuoto come un sacco e rischi di svenire, sulle giornate in cui, anche se ce la metti tutta, la glicemia danza eterea e fluttuate su vette himalayane mai viste e tu pensi a Lucio Dalla e a quanto  "l'impresa eccezionale, dammi retta, è avere la glicemia normale". Grazie Lucio, e scusa se ho reinterpretato un tuo memorabile verso. Non è la prima volta che ti eleggo a maitre a panser di questo sgangherato blog!

La terza fase è, per me, quella in cui inizio la MDI, nome figo per Multiple Dose Inijection o (terapia) multi-iniettiva per noi italioti. Da ora in poi, farò piccole o grandi dosi di insulina rapida a ogni pasto. Inizio con una unità per ogni 30 g di carboidrati, cercando di capire se questo rapporto è giusto per me e provando a dare regolarità svizzera al mio metabolismo pancreatico pazzerello. D'ora in poi, penna lispro e aghetti da 4 mm per non fare bozzi, in una successione giornaliera di ventre, coscia, destra, sinistra, chiappa (non so se ci sono molti altri posti ma non si può escludere nulla e, in ogni caso, non fa male!) Inoltre, cibo sotto controllo, disciplina ed esercizio ancora più di prima.

Non so bene perché da giorni penso che questo inizio sia importante. Mi avevano detto che forse questa luna di miele senza multi-iniettiva poteva durare anche 4-5 anni, ma ci arrivo dopo 3 e, mi dicono solo ora, non è andata male. Con quello che Cesira definisce rigore alimentare da samurai sono andato avanti a poca pasta, poco pane, poca frutta, zero zucchero, zero dolci, zero pizza per 3 anni, sempre in attesa del responso esistenziale della sibilla glicata trimestrale (i 48, i 55, i 51, su e giù, quando il target da rispettare, tanto per dare un'idea, è 50). I medici sono stati bravi e condivido la loro scelta di non dirmi fin dal primo giorno che sarei salito su questa simpatica multi-giostra di insulina, provano a darti fiducia sostenendo che il periodo a base di metformina e pastiglie sarebbe durato forse anni. Nel frattempo ho imparato, letto articoli, ho visto tranches de vie di altri pazienti, ho conosciuto delle guerriere come Alessandra che una valchiria in confronto è una pippa, mi sono impratichito di numeri, statistiche, complicazioni a breve e lungo termine della malattia and all that jazz. E adesso, terza fase!

Il sensore LibreView (FGM, Flash Glucose Meter) è utile ma ci sono quindicine in cui è "sballato" e i valori vanno corretti per l'errore sistematico nella misura. Ho sempre pensato che la regressione è la madre di tutti i modelli e adesso lo metto in pratica.

A suo modo, il diabete è una benedizione (sì, è una frase forte ma me ne farò una ragione e, comunque, qualsiasi cosa a ben guardare può essere tutt'altro). È la malattia perfetta per l'agonista che è in me: una battaglia tre volte al giorno, successi e batoste si alternano a seconda che la glicemia resti nell'intervallo [70-180], la rivincita è fra poche ore se le cose vanno male e c'è da restare in campana in attesa della prossima misura se è tutto ok; è la malattia perfetta per il matematico che è in me: posso calibrare il sensore libre con una retta di regressione e togliere il 20% se serve, calcolare le medie, pesare a vista la pasta e capire se il 40% della quantità di piselli eccede o meno la quantità di carboidrati prevista, è un fiume di conti e di modelli, roba da fare luccicare gli occhi; è la malattia perfetta per depotenziare l'ansia di controllo che ci assale in questi tempi: adesso ho uno strumento in più, la dose variabile d'insulina ai pasti, e nello stesso tempo sto capendo che come va il mondo non dipende solo da me e quanto la perfezione sia una cosa cui tendere anche senza realistiche possibilità di raggiungerla sempre (fra l'altro, dosare i microscopici boli che inietto al momento è più un'arte che una scienza, dato che una unita corrisponde a 1 millilitro che, se te lo spruzzi sul palmo, lo vedi appena. Pare un esercizio di fachirismo che mi ricorda la sensitività  alle condizioni iniziali di un sistema dinamico caotico in cui ogni piccola variazione o errore può generare traiettorie di glicemia completamente diverse); e, infine, è la malattia perfetta per l'innamorato che è in me: mi stimola a fare pesare il meno possibile la gestione della malattia sulle spalle altrui e mi consente lunghe passeggiate serali con Cesira, stop alla televisione e siano le 21.30 o le 23.00, si parte per una boccata d'aria lungo il Sile in Alzaia o per un percorso più urban per le stradelle del centro. Suppergiù cinquanta minuti di chiacchiere peripatetiche per ricollegarsi, tirare tardi e stare insieme dopo giornate in cui il lavoro sequestra braccia e menti, aiutando un atterraggio morbido nel mondo degli umani.

Terza fase, già. E poi? Questo lo vedremo ma fase è un termine rugbistico e a volte per andare in meta di fasi ne servono tante. Alla prossima! 

 

[Usate le info di questo post, se ce ne sono, con saggezza. Non sono un medico e il diabete richiede supporto di professionisti e, forse più di altre malattie, educazione del paziente e la conoscenza di quel che si fa. Mantenere un buon controllo metabolico e la glicemia entro valori normali aiuta a ridurre del 35-76% insorgenza e gravità delle complicazioni (che sono serie e numerose, specie a lungo termine, scaricate gratis il pdf dal link precendete). In vari passaggi non sono andato per il sottile e LADA, diabete 1.5 o 1 sono o potrebbero essere cose diverse. Credo che la malattia sia un'occasione, almeno ci provo, anche per (ri)pensare a quello che faccio e una sfida continua al miglioramento personale. Buon cammino!]

Sunday, November 07, 2021

#novax alla cannella!

Anche io #novax, era ora! Finalmente mi bevo pure io una leggenda urbana e faccio di tutto e di più per adattare il mio comportamento a questa gabola, voglio la mia fornitura di cannella, a costo di protestare nelle piazze contro la dittatura sanitaria!

Beh, non è proprio così, ma sotto sotto ho rischiato anche io di cascarci perché quando una cosa la vuoi credere con tutte le forze, quando ci speri proprio tanto, non c'è scienza che tenga davanti al vodoo che ti semplifica la vita.

Vado con ordine e provo, per i miei quattro e quattr'otto lettori #iomivaccino e #novax a raccontare una storia. Ieri sera siamo a cena da un'amica tanto brillante quanto ferrata nella scienza. Anna ha impiantato una impresa che estrae concentrati proteici da vegetali come soia e piselli, producendo farine e gel ad alta biodisponibilità e privi di glutine per consumo agricolo-industriale e umano (ad esempio, i prodotti sono adatti a vegani, ciliaci, a chi ha intollerenze varie o preferisce poteine vegetali al posto di quelle animali). Io sono un diabetico LADA da due anni e mezzo (è un'altra storia, forse un giorno mi metto a scriverla) e cerco con discreta cattiveria di combattere la glicemia alta con quello che chiamiamo "compenso metabolico", nome aulico che sta per dieta feroce con controllo strenuo di carboidrati e demonizzazione di zucchero e tutto quel che lo contiene. Pane e pasta solo con sospetto e immancabile pesatura mentale (dopo un po' ci si fa l'occhio) o sulla bilancia. Da due anni e mezzo ho sempre una fame boia, sono diventato secco come un'acciuga striminzita, una pizza è un oggetto del desiderio che scatena deliri onirici e sublimazioni erotiche perché, tanto, non te la puoi mangiare (sempre che non sgarri, ovvio!). Spero di aver reso l'idea e a un certo punto Anna, che macina tabelle di ingredienti e composti chimici a memoria,  mi dice che "la cannella abbassa la glicemia". Affondo il cucchiaino nella mia mini-porzione di mele cotte al limone, squisite e senza zucchero, cosparse proprio di cannella e penso che non può essere vero. 

Eppure ci voglio credere con tutte le forze, basta dieta (pardon, compenso), xitagliptin, glucometro, ipoglicemie, metformina sia slow che fast... da adesso mi posso strafogare e decidere di mangiare (più o meno) quel che mi pare, tanto ci metto la cannella! Il giorno dopo (cazzrla, sono pur sempre uno scienziato, mica un #novax!) cerco le prove e trovo questo articolo:

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/14633804/

C'è proprio scritto che la cannella migliora (il livello) della glicemia e dei grassi nei diabetici. Leggo e anche se non capisco proprio tutto, capisce che basta: il consumo di 1-6 grammi di cannella al giorno produce un calo della glicemia del 10-20% e un mucchio di altre belle cose al tuo colestorelo HDL, LDL, trigliceridi e avanti con la processione. Lo studio è fatto bene, pubblicato su rivista scientifica peer-reviewed, ci sono le deviazioni standard e i p-value (vuol dire che è roba seria e credibile). Mi organizzo per comprare 14 confezioni di cannella la prossima volta che vado al supermercato: già, 6 grammi al dì, circa due etti al mese, due kg e mezzo all'anno, Anna aveva ragione, de profundis per il diabete e da ora in poi a casa mia, se vi portate le mele, vi sembrerà di entrare in uno strudel tanto è forte l'essenza di cannella!

Osservazione 1: la vedete almeno un po' la differenza coi #novax de noantri? Se senti dire una cosa non te l'ha ordinato il medico di crederla seduta stante. Si può sempre cercare due minuti su un motore di ricerca e leggere qualche articolo (serve precisare "articolo" di nuovo? Sì, pubblicazione scientifica, non vaccate prese da siti alternativi in cui pubblicizzano rimedi per salvarsi dagli extraterresti o dicono che adesso siamo "sovrani noi" al posto del medico di base). Il #novax da barzelletta (?) di cui parlo ci crede e basta ma non è sua mamma fare così. Provate a studiare, no?

Ecco la tabella che mostra il calo della glicemia nei gruppi 1, 2, 3, quelli che si sono saziati di cannella mentre i gruppi 4, 5 e 6 cui hanno dato placebo non hanno tratto benefici. Lo vedete anche voi che si passa da 11.5 circa a 9 e rotti di glicemia dopo 40 giorni. Evvai!

Ma, evidentemente, sono roso da un tarlo, un caroeo diremmo in veneto, che mina le mie certezze. L'articolo è del 2003 (beh, che c'è di male? La scienza dura secoli...), lo hanno fatto in Pakistan (calmi, preferite il Pojanistan di Pennacchi?), il numero di pazienti era 60, che significa 10 per gruppo (mi pare poco anche se è meglio di niente...), è veramente possibile che sniffare cannella elimini il diabete dal pianeta? (esagerato! la glicemia cala del 10-20%...) E perché le mie wonder-diabetologhe non me l'hanno mai detto? (che ci sia un complotto speziale ai danni dei produttori di cannella e strudel?)

Osservazione 2: la scienza non è fede in dogmi intoccabili e si costruisce faticosamente imparando da quel che capiamo e dai nostri errori. Ogni studio verifica e, se serve, rettifica quelli di prima, in modo che quanto è ben compreso si solidifichi se si accumula evidenza, e sia doverosamente modificato se conosciamo fatti nuovi. Questa apertura all'errore e all'auto-correzione non è un difetto, è un metodo. Solo i mussi non cambiano mai idea. È l'unico metodo che conosciamo per provare a capire il mondo, le pandemie e tutto il resto. Vedete la differenza coi #novax tipici? Non gli sono bastati due anni di sofferenze, 130 mila  morti e oltre (solo in Italia), decine di studi e quintali di dati che provano l'utilità e l'efficacia dei vaccini per cambiare idea, teste dure e cuori di pietra... 

E mi rimetto con maggiore cattiveria a cercare sul motore di ricerca, chi cerca trova, e infatti trovo una meta-analisi (anzi, due!) Una meta-analisi è uno studio degli studi che sono stati fatti su un argomento. Se vi chiedete come mai la gente è pagata per studiare una cosa già studiata, il motivo è che spesso studi diversi arrivano a conclusioni talvolta diverse (non sempre, ma capita). E allora la meta-analisi mette insieme tutto quello che sappiamo e che è stato pubblicato, è una specie di sondaggio-sommario in cui sono interpellati tanti ricercatori e si mettono insieme i loro risultati per vedere se le conclusioni di questo o quello studio sono robuste oppure se manca sufficiente evidenza.

Ebbene, la prima meta-analisi, "Cinnamon Use in Type 2 Diabetes: An Updated Systematic Review and Meta-Analysis",  2013, conclude che:

Il consumo di cannella è associato a un calo significativo del glucosio a digiuno (e del colesterolo totale, ...) Tuttavia, non c'è un effetto significativo sull'emoglobina glicata. L'alto livello di eterogeneità potrebbe limitare la capacità di applicare questi risultati ai pazienti, dato che le dosi e durata della terapia (a base di cannella) non sono chiare.

Non è proprio una marcia indietro ma la mia felicità cannellata ne esce ridimiensionata, è tutto più sfocato e, a dir la verità, noi pazienti siamo contenti se cala la glicemia ma lo siamo ancora di più quando scende la glicata (su cui invece "non ci sono effetti significativi"). Dieci anni di studi posteriori al 2003 hanno mostrato che la cannella forse qualcosa fa ma è meno efficace e semplice di quel che sembrava. 

La seconda meta-analisi, "The impact of cinnamon on anthropometric indices and glycemic status in patients with type 2 diabetes: A systematic review and meta-analysis of clinical trial", 2019,  è ancora più recente e quasi pianta un chiodo sul coperchio della bara:

Nei 18 studi dell'analisi l'uso di cannella ha ridotto la glicemia a digiuno di -19.26 mg/dL rispetto al placebo. Tuttavia, gli effetti su glicata, peso, indice di massa corporea e giro-vita sono non significativi. Inoltre, la cannella non ha modificato i livelli di insulina e di insulino-resistenza in modo significativo... Vista l'alta eterogeneità, i risultati devono essere interpretati con grande cautela.

Alè, la cannella qualcosa fa, -19 è meglio di niente, ma è poco e gli articoli scientifici che si concludono con however (tuttavia) non danno grande soddisfazione, serve troppa cautela per chi, come me, sperava che cannellarsi sarebbe stata la soluzione.  Dovrò continuare a prendere i miei farmaci, mangiare sano e senza zuccheri, controllare uso e abuso di carboidrati con crudeltà, fare moto, misurarmi i livelli and all that jazz (tutti i membri della tribù dei diabetici queste cose le sanno e provano a farle).

Osservazione 3: spesso le cose interessanti sono complesse, interdipendenti, ingarbugliate nel senso che se fai una cosa ti trovi poi a dover fronteggiare esiti inattesi che ti obbligano a prendere altre misure dagli effetti non ben noti e così via. Diffidate di teorie semplificatrici all'eccesso e di persone che riducono un problema complesso a una ricetta da una riga o trovano capri espiatori piuttosto che fare la fatica necessaria a risolvere le cose. Esempi? "Il diabete si controlla con la cannella" mentre è una sindrome metabolica diffusa, fetente e aggrovigliata; "la pandemia e i vaccini li vuole BigPharma" mentre una cosa del genere non l'avevamo mai vista e, con i vaccini e la dedizione di molti, ne stiamo uscendo anche se ci sono cose che ancora non sappiamo; "il lavoro ce lo rubano quelli degli sbarchi" su cui non commento e così via. Populismi, sovranismi e negazionismi vari (in campo sociale, sanitario e scientifico) riducono la complessità a una comica e non risolvono mai nulla. 

Forse, per amor di polemica, sono stato troppo severo nel paragrafo precedente: l'articolo del 2003 non diceva che "il diabete lo controlli con la cannella" ma solo che la glicemia calava se ne assumevi da 1 a 6 grammi al giorno. Ma nemmeno questa conclusione era a prova di bomba e le cose, appunto, sono più complesse di così, come ci dimostra la buona scienza a base di meta-analisi e decine di altri studi successivi. 

E quindi che faccio? Ho deciso che un po' di cannella, da ora in poi, la userò lo stesso ogni giorno: costa (molto) meno della droga, male non mi fa, riempie la cucina di un bell'aroma, sostiene l'umore e, soprattutto, sia quel che sia con la glicemia!


PS. So già che faccia faranno wonder-Sara e wonder-Alessandra quando, la prossima visita di controllo, chiederò loro se la cannella fa bene. Si apriranno a un sorriso, alzeranno impercettibilmente le spalle e mi diranno di prendere tutta la cannella che mi pare (per quel che sappiamo...) Hanno letto le meta-analisi anche loro e sanno che, per ora, ci dobbiamo curare in altro modo. Restano sul pezzo, studiano e le provano tutte prendendosi il tempo che serve. Sono scienziate vaccinate, chapeau!