Friday, August 02, 2013

Metaphors

 La mattina del 2 agosto mi sveglio col sole basso e mi vengono in mente le "metafore". Non preoccupatevi, non è contagioso e non mi succede spesso, ma riaffiora quella specie di smania di generalizzare, tipico della testa di noi matematici dopo un po' di riposo e vacanze. Alcune di queste considerazioni "metaforiche" sono forse ovvie e banali ma le scrivo lo stesso.
  • trasparenze e filigrane: viste dal mare la terra, le isole e le catene di montagne si stagliano con contorni a volte decisi, tenui o eterei a seconda delle distanze e della luce che li investe. Mi pare un bel modo di visualizzare le tante situazioni, pieni di neri, grigi e sfumature, che cambiano a seconda dei punti di vista. Forse, come in mare, anche la giusta distanza dalle coste aiuta a vederle come vanno viste.

  • ordine e preparazione: la vita in barca (come molte altre cose) è un esercizio di organizzazione, buone pratiche e capacità d'ingegnarsi. Tutto deve essere al suo posto, una corda che s'aggroviglia è un casino, la leva del cambio va aggiustata con mezzi di fortuna. Anche il sale, se non lavato con acqua dolce, lascia tracce nel tempo e intacca i materiali più duri. C'è un collegamento con l'operosa necessità di tenersi la vita sgombra da fastidi inutili e togliersi le incrostazioni mentali e fisiche prima che facciano danni. 
Come vedete, saggezza da pochi schei! Spero però che ricordarlo a me stesso pensando a una barca mi aiuti a metterlo in pratica.
Su note più concrete, l'highlight della giornata è che partiamo... dimenticandoci due passeggeri! Dopo pranzo, Anna e Carlotta si tuffano con le maschere ma noi partiamo pensando che siano in cabina. Ce ne rendiamo conto dopo mezzora buona di navigazione, fortunatamente lenta (3 km/h) per via del fiocco issato e motore spento. I marinai infatti stavano riparando la leva del cambio per la seconda volta. Giro di telefonate e le nostre eroine rientrano sul gommone della Kaya Guneri II che stazionava nella stessa baia. Resterà storico un lapidario, efficace nonché aulico sms del nonno: "Abbandonate sulle rive delle Caria", la classe non è acqua. La sera festeggiamo anche il compleano di Anna, che aveva tentato omertosamente di tenerlo nascosto. Ma in pochi metri quadri i segreti durano poco e il cuoco si esibisce nell'ennesimo show decorando con un intaglio un'anguria e servendo l'immancabile torta.

Oggi di fatto siamo giunti a pochi kilometri dalla nostra meta, Bodrum. Domani gironzoleremo qui intorno a caccia della "baia più bella", che finora abbiamo trovato giorno dopo giorno.  

Thursday, August 01, 2013

Dancing

Spedisco un SMS a papà con gli auguri di compleanno (e uno a mamma per dire che è tutto ok e che ricordi a papà di leggere l'SMS). Sveglia alle 6 veleggiando per 3 ore e mezza in direzione di Knidos, sede di prestigiossime vestigia greche (anche a detta del babbo di Anna).


Il fascinoso profilo di Symi prorompe all'orizzonte. Il comandante dice allo scientifico che è in me che la Kaya Guneri III viaggia a 9/10 km/h in modalità economy (consumo 150). Ma dando gas si arriva a 12/13 (consumo 200, unità di misura imprecisata!) Mi prendo due appunti sul tavolo, mi serviranno per stendere questi post postumi al mio ritorno. Sono seduto accanto a Clemente che studia matematica per prendersi avanti sul programma del classico, sul bel tavolo lucidato di tek che sta a poppa.

Poi doppiamo la penisola Datcha e balliamo sulle onde per un bel pezzo, dancing with the waves. Spruzzi d'acqua e sedie da bloccare per evitare che ruzzolino sul "turista per caso" di turno.

Wednesday, July 31, 2013

Bozburun

Oggi trasferimento verso il porto di Bozburun dove dobbiamo fare rifornimento di acqua dolce. Navighiamo lasciando alla nostra sinistra Symi la bella. Ci fermiamo in  una baia piccola e di grande bellezza, con fondali strepitosi e una tavolozza di blu fra il luminoso e il cupo passando per l'azzurro.

Visto che siamo arrivati per primi ci facciamo un bel bagno fra 13 intimi. Poi, via via, arrivano altre 9-10 barche: la congestione allontana forse la poesia ma non è nemmeno sua mamma sperare di avere tanta bellezza per se stessi e basta.

Passiamo un'ora a Bozburun, dove faccio bancomat, e io e Cesira beviamo un drink auctoctono: caffè turco "with little sugar" e cay (si legge 'tchai', turkish tea). È difficile capirsi e il barista, dal look turcomanno con baffo biondino, sa dire solo "Auf wiedersen". Vabbè, io penso che è perché Cesira sembra tedesca ma, a parte i dettagli, è incredibile quante cose ci si possa dire con un auf wiedersen: "ecco il te", auf wiedersen; "ecco il caffè", auf wiedersen; "grazie", auf wiedersen e cosi via. Paghiamo, gli diciamo che era tutto molto buono e che speriamo di tornare: "auf wiedersen" questa volte c'azzecca.
Cesira in attesa del cay.

Tuesday, July 30, 2013

Tanja

Ci fermiamo in una baia bellissima dopo aver visto in lontananza il porto di Marmaris. A mezza costa c'è una specie di tempietto circolare di pietra e sulla spiaggia un capanno per la vendita d'olio e miele. Cesira attacca bottone con Tanja, una libanese che "abita" nel caicco ormeggiato a fianco del nostro. Le racconta che una volta l'anno riuniscono la famiglia, i cui membri sono dispersi fra Inghilterra e altri paesi, noleggiano una barca e passano le vacanze insieme. Dice che la costa turca è la più bella ma ci parla molto bene anche di Symi, isola greca non lontana da dove ci troviamo. Penso che questo mare e queste spiagge te le puoi godere solo se ci arrivi in barca. Per uno abituato a raggiungere Jesolo e dintorni esclusivamente via terra è una piccola grande novità. Arriva lo yatch del padre di Tanja (yes!) Ci viene la voglia di una missione per migliorare i rapporti italo-libanesi. Se vi chiedete perché, c'entrano delle ragazz(in)e in bella vista che hanno spinto i nostri adolescenti maschi a rompere il ghiaccio. Ma sono timidoni e c'è Cesira che già conosce Tanja... due più due e Cesira è in canoa con una bottiglia di Cielo tenuta in fresco e io, Carlotta e i nostri giovani virgulti nuotiamo all'abbordaggio. Conosciamo pater e mater familias, due signori anziani che parlano in francese e scambiamo due parole con altri parenti di Tanja, inclusa Paula, al primo anno di Economics and Business a Berkeley. Ci offrono un caffè turco (perfetto, il migliore che abbia mai bevuto) e contraccambiano il dono dandoci una bottiglia di raki all'anice. Ci spiegano che si beve a pasto, allungato con due-tre (meglio quattro, va!) parti d'acqua. Ci salutiamo invitandoli a venire da noi nel pomeriggio ma poi partiamo e tanti saluti.


Per la cronaca: il Cielo pinot grigio "rosato" non ci è parso un vino indimenticabile ma speriamo che i libanesi l'abbiano gradito. Anche il raki, comunque, non ci ha conquistato ed ci è parso strano bere questa grappa allungata al sapore di anice mentre si cena. Siamo pari!

Monday, July 29, 2013

Dalyan

Partiamo alle 5.00 per fare 3 ore di navigazione, alba fresca e luminosità morbida, mare calmo come una tavola.

Alle 8.30 ci ancoriamo in un baia con pendii verdi e pieni di pini su cui leghiamo le cime di sicurezza. Dopo colazione viaggio in barchino per visitare il complesso ellenistico di Kaunos.

Una signora incartapecorita sulla settantina, strategicamente, si piazza a metà della strada fra il fiume e il sito archelogico a vendere limonate e succo di melograno. A 35-38 gradi, sotto un sole diretto che non fa sconti, tutti si fermano a prendere la bottiglietta di succo ghiacciato per 5 turkish lira: grande esempio di domanda e offerta, non serve nemmeno capire tanto d'economia! Il teatro è una meraviglia e Clemente e Giorgio improvvisano un numero declamatorio, la cosa giusta al posto giusto... 2000 anni dopo!

Poi risaliamo il Dalyan river, che si snoda fra banchi di sabbia e giunchi per un lungo tratto: un tempo Kaunos era sul mare, ora è a 8 km dalla riva. Le tombde dei Lici ci si parano davanti come un'apparizione straniante: scolpite nella roccia ad altezza folle. Mi chiedo perché qualcuno si fa costruire una tomba in altorilievo su una montagna. Perché? Vivrò senza risposta ma sono una bellezza.

Tornando, ci fermiamo per un bagno sulla spiaggia sabbiosa e acqua bassa limpidissima. Le tartarughe nidificano a pochi metri da noi e i cartelli implorano i turisti di non romper loro... le uova nel paniere! In questo caso, il divieto è da prendersi alla lettera e rimaniamo a debita distanza.
Su fronti meno culturali ma culinari, abbiamo un grande cuoco: oggi abbiamo mangiato con piatti principali pasta e pollo. In aggiunta, c'è sempre abbondanza di verdure fresche, di ottima qualità, e cotte in vari modo. A pranzo il cuoco ci ha anche ripresentato il branzino avanzato ieri, sminuzzato e servito in una buonissima casseruole. Pensiamo che cucinare in barca è, se possibile, un'arte ancora più fine di quella del cuoco di terraferema: rimaneggiare con fantasia gli avanzi per renderli appetitosi è una grande qualità.  

Sunday, July 28, 2013

Kaya Guneri III

Kaya Guneri III è la nostra barca, spettacolare caicco, a vela e motor sailer. Per deformazione professionale mi annoto i numeri: 29 m, beam 7 m (non so cosa sia ma tant'è!), quattro membri d'equipaggio, quattro tonellate di gasolio, 9 tonnellate d'acqua, motore Caterpillar da 542 HP.


Il comandante, Musa, mi dirà nei giorni seguenti che è "un gran bel motore". In effetti andiamo molto più spesso a motore che a vela, che sembra relegata a pochi momenti, più dimostrativi che altro.
Ma Kaya Guneri (senza "III") è anche il nipote di Mustafa Guneri, l'armatore. Il piccolo Kaya, 15 anni, è in vacanza-lavoro sul Kaya III: supponiamo che sia là per imparare il mestiere e, forse, vedere quello che un giorno potrebbe essere suo. Ma forse mi allargo troppo, diamo tempo al tempo!

Saturday, July 27, 2013

Turkish Airlines

Pur arrivando con un'ora di anticipo sul volo,  la signora del  checkin ci tira le orecchie e ci dice che avremmo dovuto arrivare prima. È bruna, asciutta e decisa, mi immagino che sia turca ma poi le colleghe la chiamano "Martina": o è una traduzione o è una locale. Mi riprometto di arrivare prima la prossima volta ma poi partiamo con 50 minuti di ritardo e, in fondo in fondo, penso che la ramanzina non ce la meritavamo... Il volo è un gran bazar di confusione, ascelle e bagagli a mano enormi e pesantissimi. Un gran numero di lavoratori torna in Africa e Asia usando Istanbul come hub. Questo casino può sembrare esagerato, in fondo le regole dicono "un solo bagaglio a mano, peso massimo 10 kg" e qualche passeggero è infastidito. Io ripenso in particolare al mio viaggio a Canterbury nel '95: borsone a mano da 27 kg, con computer "casson da folpi", pesava così tanto che a stento lo alzavo e, in più, io dovevo anche fare finta che fosse leggero, con la faccia tosta spavalda che diceva: "sembra grandino ma è un bagaglio a mano normale...". Per poco non mi segavo le dita ma a quel tempo quelli del terzo mondo in Inghilterra eravamo noi studenti italiani.
Scalo a Istanbul. Ricordo due pubblicità di alta moda con modelle velate ma nelle edicole c'è la solita sfilata di copertine occidentali, anche se non scosciate.

Arriviamo a Dalaman, 35 C belli secchi come una fucilata. La barca è bellissima, passaggi in tek e legno levigato, poppa e prua ampia, serviti e riveriti come pascià. Mi pare vagamente un sogno. Conosco i nostri compagni: Anna, Angelo, Carlotta, Paola, Clemente, Alessandro, Laura, Vittorio, Andrea, Giorgio, Maria Vittoria. Sei adulti e 7 adolescenti, siamo potenzialmente esplosivi: meglio farsi un bagno!

Per i posteri: ho letto un bellissimo articolo su rootfinding con polinomi di Chebyshev e autovalori di matrice di Frobenius. Ma da ora lavoro e internet sono banditi!
Paolo, Carlotta, Anna, Paola, Angelo e Cesira: foto ufficiale Turchia 2013, "veci".
Alessandro (di spalle), Vittorio, Maria Vittoria, Laura, Clemente e Andrea [Giorgio manca], "bocie".

Wednesday, October 19, 2011

Zeta nella notte...

Il blog riapre i battenti per un evento che merita di lasciare una piccola traccia negli annali. In fondo, e' nato come un diario di viaggio, con storie un po' corsare di circostanze e luoghi non banali. E allora, se non e' l'underworld, sara' qualcos'altro!


Dopo tanto chiacchiere e qualche tentativo ci siamo riusciti: Pellizzari e Zanette in notturna sul Grappa, sul mitico sentiero 151 del MEL, manipolo escursionisti S. Liberale. "Manipolo" e' di buon auspicio, gronda passione, avventura, probabilmente un pizzico di follia: ma chi ve lo ha fatto fare di camminare al buio per 1200 metri di dislivello? Beh, per prima cosa, il 13 ottobre 2011 c'era luna piena e il 151, lastricato di pietre bianche, notoriamente rifulge di gloria in queste nottate. Se guardate bene quella striscia sinuosa di pietre bianche si vede zigzagare fin dalla pianura. A dir la verita', voi non lo potevate vedere per niente: la luna mica si e' sprecata per tutto il tempo, colpa di nuvole bassine e velenosette che ci in qualche tratto ci hanno fatto quasi sprofondare nel nebion. Ma in ogni caso, anche senza luna il sentiero riverberava sempre illuminato dalla pila frontale tecnica e a led dello Zan e dalla torcia due-pile-da-400-grammi dello Zar. In seconda battuta, la notturna del Grappa e' una tradizione di famiglia (mia), credo che ci abbia portati per la prima volta, ancora ragazzini, mio zio Tiziano. Poi ci siamo andati a raffica, coi cugini: quando si e' giovani la fai nel cuore della notte, per non dormire e per il gusto di tirare mattina completamente in bianco; adesso, con un filo di adrenalina in meno, si parte all'imbrunire, galoppata per Pian dea Baea e salita finale con buio e l'assistenza lunare. Poi ritorno alla luce della luna e delle torce.




Arrivo al parcheggio e via, con Zan in grande vena, passo leggero e spedito. Su e su in maniche corte notando che quelli del MEL, credo, hanno sistemato il sentiero che e' una bellezza. Arrivo al Pian in un'ora e 20, piu' che dignitoso, e sosta con frutta secca, pera (nel senso di frutta) e bibite. Fa freddo e fa buio, luna zero ma arriva un sms di Cesira che dice che in pianura e' sbucata. finche' c'e' vita... Partiamo per Val Vecchia e ci infiliamo in una nuvola proprio quando arriviamo in casera. Riusciamo perfino a telefonare: non prendi in centro e poi parli da questo lembo di mondo in quota, mah! Io dico che e' inutile continuare, non perdiamo nemmeno i 20 minuti che mancano alla cima, nuvole e pila tutta il tempo. Ma intanto, foto ricordo, "il tuo prende?", un altro mars e il tempo passa. Di colpo guardiamo in su' e si vedono le stelle: czzrla, ce la facciamo! Ventre a terra e su ancora, il satellite ci prende quando ormai siamo vicini alla meta, scene di giubilo. In cima fra freddo ma vediamo la luna sopra la pianura e le nuvole. Non abbiamo avuto la fortuna sfacciata che serviva ma la luna si e' decisa proprio nel momento giusto e possiamo considerare la missione compiuta.





In cima tira una bavetta fresca fresca (a dir poco) e, dopo il rituale cambio maglietta e scatto, ripartiamo. Il primo tratto e' bello ripido e per un decina di minuti la luna ci illumina la via, poi saluti e baci e sara' per la prossima volta. Sempre con le pile da quel momento in avanti ma ormai siamo rilassati e in un'ora netta scendiamo da Pian dea Baea alla macchina. Anche questa e' fatto, rinverdendo i fasti che furono. Zan e Zar sugli scudi!

La prossima volta, se vengono anche i due "izzi", c-izzi e d-izzi, piu' che una passeggiata sara' una processione di zeta sul sentiero!

Nota "tecnica": prima di fare la notturna, pensate a quello che fate. e' una cosa semplice ma "niente nella vita e' semplice", come diceva un personaggio di Almodovar. Quindi, pensate di nuovo e agite di conseguenza: portatevi da mangiare, da bere, da vestire (tanto!) e la pila. Il 151 e' un sentiero bello e ripido, senza eccessive difficolta'. Noi siamo saliti in due ore (senza contare le soste), si scende anche in meno tempo. Programmate la gita in modo da avere bel tempo e controllate quando sorge la luna sul giornale (oppure guardatela la sera prima) per evitare di fare tutto al buio che non e' gran gusto. Have fun!

Sunday, January 18, 2009

bi-epilogo

non la tiro lunga, tornare e' sempre una indefinibile sensazione. a costo di sembrare criptico chiudo con una serie di frasi celebri (se non le capite, ve le spieghiamo a voce...)

uno, duee, treee; ti sei giocato il jolly; my name is Loreenso; mi sembra malga Ciapela; que vida perra; vida mas dura; fra due anni ho 8 anni; sveglio come un koala; non voglio morire!

prodly sponsored by UTS, pile Varta, PRIN2008, The Big Issue, on. Gelmini Mariastella, Emirates, Politecnico di Milano, Emirates Silver (!), Paul Woolley, Dan Murphy's.

Saturday, January 10, 2009

On the road




il 10 sveglia presto e colazione leggera e veloce per partire di buon'ora, dobbiamo fare quasi 300 km per tornare all'aeroporto di Perth con destinazione finale Sydney. decidiamo di fare una strada "scenic" che mi sembra anche piu' veloce e meno tortuosa di quella che abbiamo percorso venendo. attraversiamo l'entroterra, mandrie di mucche pascolano beate sotto il sole e forniscono beef di qualita'. attraversiamo i bacini dei fiumi Murray e Serpentine. ma perche vi dico tutto questo? beh, e' in programma una sosta in uno dei paesi che stanno sulla strada, per uno spuntino o un altro caffe'. abituati alle microscopiche cittadine del Margaret river, questi paesotti agricoli ci sembrano botte di vita, con tanto di numerosi bar, negozi, incroci, un vero scialo. ci sintonizziamo sulle frequenze del centro principale della zona, radio Harvey, musica country-aussie e via per due ore sotto il sole saltando Warroona fino a Pinjarra. in questa ben nota localita' di una delle regioni piu' remote dell'australia si trova la "Pinjarra bakery & patisserie", multi-award winner in moltissime categorie merceologiche (pastries, salads, sandwiches... se non cliccate sul link siete pazzi!) la premiata bakery e' una fucina di ogni ben di dio, esposto negli armadi a vetro riscaldati. io sono folgorato sulla via di Perth dalla leggendaria beef pie (ben 6 premi). lo so, sono le 10.00 di mattina ed ero partito con tutte le mie intenzioni sane e minimaliste, tipo caffe' e brioches. ma poi, lo sapete, la carne e' debole (in senso di beef!) non ho pero' il fegato di osare fino in fondo ed evito di fare come i miei antenati che avrebbero annaffiato con un'ombra di shiraz la loro pie. mi accontento di uno short macchiato ed e' comunque un trionfo. un tortino di manzo caldo col caffe' alla mattina risolleva le sorti (gia' altissime, a dir il vero) del viaggio. la digestione del beef mi accompagna beato fino all'aeroporto, dove giungiamo senza colpo ferire in enorme anticipo fra due ali di folla (no... ma serve per dare l'idea)



al momento di consegnare la macchina scambiamo due parole con la tipa stagna (bassa di statura, cappellaccio in testa per non ustionarsi) dell'avis che ci rilascia la ricevuta al volo direttamente in parcheggio, armeggiando su un computerino portatile con annesso stampantina. al solito, ci prende in simpatia per l'italica origine e ci mostra il cimelio del giorno. avevano appena consegnato una macchina che aveva centrato un canguro. non deve essere una cosa bella, i danni testimoniano che si tratta di animali solidi!

Wednesday, January 07, 2009

margaret river




c'e' una sensazione che si fa strada quando viaggi un po' per questo paese di estensione inusitata. si tratta dell'impressione che, volendo, qui puoi essere un pioniere. l'ho capito quando ci siamo spostati verso lo shire di Augusta-Margaret river, nel sud-west della western australia (nell'angolo in basso a sinistra del subcontinente, dove l'oceano indiano e antartico si toccano). i primi settlers (pionieri, appunto) si sono spostati qui intorno al 1830, in cerca di terre fertili e per decenni l'area e stata abitata da quattro gatti (letteralmente, se pensate che ora in tutto ci sono comunque meno di 20000 persone). hanno tirato su le loro case, costruito una stazione per il cambio dei cavalli, poi l'ufficio postale (Royal mail da buoni britannici). le tracce di queste origini sono evidenti. c'e' una natura bellissima e potente: la costa e' meravigliosa, un rosario di spiagge incontaminate e caraibiche, sabbia e roccia, foreste di eucalipti blue gum e vegetazione bassa sulla costa. ogni volta pensi che non ci possa essere una spiaggia piu' bella ma la cosa dura solo fino alla spiaggia successiva, quando l'ultimo arrivato passa in cima alla classifica. non si tratta di una costa facile per il vento che la spazza troppo spesso e troppo violentemente e per le onde che fanno la gioia dei surfisti ma rendono pericolosi i bagni. pero' il mare e' una meraviglia e il verde delle foreste tonifica e profuma l'aria di eucalipto.



poi ci sono le wineries, la vera miniera d'oro della zona. i primi viticoltori arrivarono nei primi anni '70, rendendosi conto che le vigne potevano godere di soleggiamento potente pur in un clima cool. infatti alla sera e alla mattina rinfresca parecchio ("par di essere in marmolada" e' il commento di Stefano) e serve sempre la felpa e la copertina. a conti fatti, e' la perfezione: aria di mare, sole, escursioni termiche marcate, giusta carenza di pioggie, territorio collinoso. in pochi decenni i vinicoltori di origine europea hanno tirato fuori vini fra i piu' celebri d'australia. io ho scelto tre aziende, fra il centinaio di cantine visitabili, dopo aver raccolto pareri e suggerimenti fra i colleghi. partiamo con Leewin estate, posh e suntuosa. tutto e' perfetto, forse anche troppo, il personale vagamente arrogante e incline al plurale majestatis. questo genere di azienda hollywoodina piacera' magari agli americani ma io l'ho trovata senz'anima pur nella perfezione formale del parco, dei piatti e dei vini. non vi metto nemmeno l'url!




Cape Mentelle invece e' una cantina vera, non hanno cucina e al massimo ti danno un piatto di formaggi, gli addetti alla degustazione sono charmant e cordiali (sanno quello che dicono e anche che i loro vini sono fra i migliori ma non si permettono di ostentarlo). assaggio un po' di tutto, contagiato dall'entusiasmo di Carl che, prima di partire da Sydney, mi ha detto "kiss the earth for me when you are there". mi fanno sentire anche la differenza fra uno shiraz del 2004 (estate calda, vino full bodied, profumi opulenti e generosi) e quello del 2006 (estate cool, vino piu' terso, aromi secchi come fucilate, grande pulizia e ampiezza). difficile da spiegare ma, visto che siete amici, vi auguro di provarli tutti e due!



l'ultimo giorno lo spendiamo da Cullen, buoni vini, buon cibo, tavolo in the shade all'aperto con vista su bei vigneti. relaxing, peaceful, nice.

io di solito preferisco di gran lunga i rossi ai bianchi (non e' un'osservazione politica, sto ancora parlando di vini!) ma Margaret river mi ha scosso e ho trovato bianchi favolosi. nella hit parade di tutti i tempi metto una bottiglia di Lenton Brae, semillon sauvignon blanc 2008. se mai la vedrete in qualche carta dei vini, non fatevela scappare (e pensare che su queste stesse colonne ho parlato male del semillon, chiedo umilmente il perdono della corte!)

Monday, January 05, 2009

let's go west



Perth, capitale della WA e' una citta' "diversa": strade larghe, edifici bassi, poche macchine e poca gente in giro (con l'eccezione del centro strettamente inteso, con i suoi due mall pedonali). tutto e' ovviamente relativo e i nostri confronti usano Sydney come pietra di paragone. puo' anche darsi che l'abitudine alla citta piu' hectic d'australia ci faccia sembrare perth un po' lenta, ma sembra proprio una citta' per pensionati. ci sono anche motivi per cosi' dire climatici che la rendono bizzarra. il sole e la temperatura durante il giorno sono estremi in questa stagione (si viaggia sui 35-37 di norma, i 40 sono sempre in agguato) ma loro imperterriti continuano con orari "british" da kamikaze. i negozi chiudono alle 17.00, si va mangiare dalle 18.30, alle 20.30-21.00 la cucina chiude e tutti a nanna. appena la serata si ammorbidisce un po' e comicia a tirare un filo di arietta, qui e' tutto chiuso e non trovi ne' un cane per strada ne' un ristorante aperto. non dico fare la siesta e tirare madrugada come gli spagnoli ma sarebbe una buona idea evitare il pomeriggio arroventato e tenere aperto di piu' in queste belle serate luminose e fresche. mah, contenti voi...




abbiamo visitato la zecca, testimone del periodo in cui c'era la corsa all'oro, 600 km nell'entroterra. l'istituzione e' ancora attiva nella sede originale e nella visita vi mostrano le piu' grandi pepite ritrovate nella zona, i lingotti, la ricostruzione di un accampamento di cercatori e un intero ciclo di fusione dell'oro (col crogiolo a 1300 gradi). alla fine si possono vedere al di la' di un vetro gli operai e le presse che stampono le monete.




ci rimane negli occhi e nei ricordi il Kings park, turf brillante e piante rigogliose, si vede una magnifica skyline e si apprezza la bellezza dello Swan river che forma un grande lago in prossimita' della citta'. ci informiamo e al botanic cafe' ci dicono che chiudono la cucina alle 20.45. sappiamo che non possiamo sgarrare, facciamo una passeggiata fino al war memorial e ci sediamo alle 20.30 in un bel tavolo con vista. il posto e' relaxed, i piatti sono semplici e buoni, a buon mercato, la serata e' fresca, la vista memorabile. il gestore scandinavo (!) comicia a sbaraccare alle 21.30, chiudendo con dei teli di plastica le aperture del portico. ma e' squisito e ci lascia la nostra apertura fino alle 21.45. poi capiamo che non si puo' tirare la corda e ce ne andiamo, ringraziando per averci lasciato la vista fino all'ultimo momento.


merita una visita anche Fremantle, bella cittadina portuale con tratti architettonici del primo novecento. da la' poi prendete il ferry che vi porta a Rottnest (un filo sballottati dalle onde). e' un'isola di selvaggia bellezza abitata dalle quokkas, marsupiali di piccole dimensioni che a prima vista sembrano pantegane. ma poi sono simpatici e docili e ci si affeziona. nostro nipote Lorenzo li ha riempiti di salatini, che loro sembravano gradire piu' di quello che raccattano nell'isola.

Thursday, January 01, 2009

Sydney ratatouille



la rarefazione di idee coerenti per i post del blog mi spinge a cercare di mettere assieme un pezzo piu' vario, sconnesso e vagamente dissonante. certo, se gia' pensate che finora non tutto il blog rifulga di serrata consecutio, beh... tenete duro ancora un po'! nella mia testa il fil rouge e' nuovamente questa meraviglia di citta' che si arrampica sempre piu' alto nel mio gradimento, oltre che nella classifica dei posti in cui ho vissuto per piu' tempo: Riese Pio X (mezza vita), Treviso (decennio), Venezia e Padova (intorno al paio d'anni), Sydney e Canterbury-UK (semestre). dubito di riuscire a raggiungere il decennio ma sto lavorando a "un paio d'anni" a Sydney. il tempo non mi manca, in fondo per la mia generazione la pensione somiglia ai fiori da morto: durano poco e sono usati in prossimita' della dipartita. ma sto divagando e torniamo a bomba.

drag or dragon? siamo stati a vedere "Priscilla queen of the desert" e il suo autobus rutilante in viaggio per l'outback. come dice Tony, non e' che ci sia una gran storia, ma il musical rifulge di brillantezza, canzoni fotoniche e i costumi sono semplicemente fantastici. se vi sentite piu' drag che dragon di tanto in tanto, vi potete sempre ispirare a questa bella storia di diversita' (lo so, pur nella sobrieta' questa frase non e' ratzingeriana ma credo che quello che ognuno fa nell'intimita' siano solo cazzi suoi).

spilling the beans, clarence st: bel caffe' gestito da una coppia di israeliani giovani e svegli. la signora ha un sorriso e una gentilezza mora e mediterranea che incantano. anche le cameriere sono delle "soggette"... ci piace per la cura maniacale degli ingredienti (prodotti freschi, s pellegrino fra le bibite, panini non banali, non tutto bello e siliconato come in altri locali). e poi, servono sempre una zuppa bollente, io ne vado pazzo (dell'idea oltre che della minestra!) non sempre qui fa un caldo boia e una bella scodellona di passata o zuppa e' una meraviglia.



balmoral: spiaggia europea per l'aria chich, la bellezza della zona residenziale che la circonda, la calma del mare. a differenza dei grandi nomi (Bondi, Manly, Maroubra...) si tratta di una spaggia "interna", dentro all'harbour, e il mare e' sempre piu' calmo che sull'oceano. niente onde e surfisti muscolosi e appunto per questo te ne stai pacifico sul bagnasciuga o sui tratti erbosi e attrezzati con panchine e tutto quel che serve per i picnic. sulla spiaggia c'e' anche il bathers' pavillion, cafe-ristorante d'inizio novecento con quella perfetta aria demode' che ricorda il lido di venezia. il cafe' (dove si puo' mangiare) e' carinissimo, offre splendide viste di rocks point e ha prezzi ragionevoli. mi dicono che il ristorante sia invece costosetto, per colpa delle tovaglie di lino che qui fanno faville. voi capite perche' pagare 30 dollari in piu' per avere la mise-en-place in lino? arrivare a balmoral non e' banale ma se prendete il 247 che va al taronga zoo fatevi a piedi mandolong road, in discesa, per vedere in che che quartierino ci si puo' prendere un piede-a-terre... in salita e' meglio di no, e' una bella impiccata.



BEBes: l'abbreviazione assolutamente scientifica (giuro!) sta per Blue Eyes Blond-es e dovete sapere che qui ce ne sono in numero eccezionale. in generale, si tratta di gran pezzettoni di figliole, atletiche, altone e non anoressiche (in sintesi, sane!) le BEBes competono ad armi pari con le altre esotiche bellezze locali d'origine asiatica ma hanno una peculiarita' che le rende financo piu' appetitose: il sole feroce di Sydney rende la loro epidermide dorata e bronzea. potendo sfoderare questa abbronzatura mi ricordano (oltre a tutto il resto) anche il fish'n'chip... da paura!



dendu' cafe: il posto e' a 3 minuti a piedi dall'ufficio, in macarthur square su bulwara road. ci piace perche' hanno i tavolini all'ombra delle acacie e sulla sommita' di una cresta che si affaccia su Glebe. tira sempre un discreto venticello. panini civili e caffe' sopra la media. il personale ha una sua personalita' non banale ("soggetti" pure loro!) noi abbiamo conosciuto uno scozzese (aussie da 20 anni) e l'aiuto cuoca, una ragazza con coda di cavallo bionda che ti riconosce dalla seconda volta che ti vede.

buses: come sapete, formano la spina dorsale dei nostri capillari giretti per la citta'. la palma del migliore va (strettamente ai punti) al 431 che collega Millers point con Glebe. fa capolinea in due dei piu' gradevoli quartieri di Sydney, passando per la centralissima e pulsante george street.

a natale un autobus per deposito e' agghindato con nastri, addobbi, luci e quant'altro. devo dire che prendere o anche solo veder passare uno di questi carri mascherati natalizi a forma di bus tira su il morale sia dei passeggeri che dei passanti.

gli autisti degli autobus sono curiosi articoli, spesso di nazionalita' varie e vorrei proprio conoscere chi li addestra. tutti credono ciecamente all'assioma che dove passa una macchina passa anche un autobus... lo mettono in pratica con ferocia e destrezza. sorpassano senza pieta', si sfiorano nelle due corsie di marcia di george st, chi rallenta e' perduto! sembrano assatanati ma hanno un cuore e si fermano quasi sempre a raccogliere il ritardatario che insegue il mezzo sacramentando, come si conviene a un servizio pubblico, e non ripartono fino a quando i passeggeri anziani non hanno preso posto, costi quel che costi in termini di tempo. non sempre sono ciarlieri e a volte rispondono "d rk" con voce baritonale a chi chiede dove va il bus. da poco ho capito che vuol dire "the Rocks". infine, possiedono un simpatico daltonismo a tempo: se il semaforo e' verde, e' verde; se e' giallo, e' molto verde; resta verde anche nel primo secondo di rosso e infine inchiodano perche' non resta altra scelta. in attesa all'incrocio ci potrebbe essere un collega pronto a scattare, se lo conosci lo eviti!



NYE: New Year's Eve, la vigilia (s silvestro) piu' celebre dell'emisfero sud. anche quest'anno grande show di fuochi artificiali e di pubblico. la novita' erano i razzi sparati orizzontalmente, "ad alzo zero", dal ponte. di grande effetto, devono aver anche calcolato dove atterrano (sull'acqua del porto) senno' avrebbero falciato i "milioni di milioni" che assistevano. questo post chiude il 2008 e apre il 2009, let's hope it's a good one, auguri a tutti.

partiamo per Perth e la Western Australia domani, 8 giorni di spazi, sole, animali mai visti (Quokkas!), wineries, beaches (ci mancherebbe...) magari qualcosina la scrivo anche da la'.