Sunday, November 07, 2021

#novax alla cannella!

Anche io #novax, era ora! Finalmente mi bevo pure io una leggenda urbana e faccio di tutto e di più per adattare il mio comportamento a questa gabola, voglio la mia fornitura di cannella, a costo di protestare nelle piazze contro la dittatura sanitaria!

Beh, non è proprio così, ma sotto sotto ho rischiato anche io di cascarci perché quando una cosa la vuoi credere con tutte le forze, quando ci speri proprio tanto, non c'è scienza che tenga davanti al vodoo che ti semplifica la vita.

Vado con ordine e provo, per i miei quattro e quattr'otto lettori #iomivaccino e #novax a raccontare una storia. Ieri sera siamo a cena da un'amica tanto brillante quanto ferrata nella scienza. Anna ha impiantato una impresa che estrae concentrati proteici da vegetali come soia e piselli, producendo farine e gel ad alta biodisponibilità e privi di glutine per consumo agricolo-industriale e umano (ad esempio, i prodotti sono adatti a vegani, ciliaci, a chi ha intollerenze varie o preferisce poteine vegetali al posto di quelle animali). Io sono un diabetico LADA da due anni e mezzo (è un'altra storia, forse un giorno mi metto a scriverla) e cerco con discreta cattiveria di combattere la glicemia alta con quello che chiamiamo "compenso metabolico", nome aulico che sta per dieta feroce con controllo strenuo di carboidrati e demonizzazione di zucchero e tutto quel che lo contiene. Pane e pasta solo con sospetto e immancabile pesatura mentale (dopo un po' ci si fa l'occhio) o sulla bilancia. Da due anni e mezzo ho sempre una fame boia, sono diventato secco come un'acciuga striminzita, una pizza è un oggetto del desiderio che scatena deliri onirici e sublimazioni erotiche perché, tanto, non te la puoi mangiare (sempre che non sgarri, ovvio!). Spero di aver reso l'idea e a un certo punto Anna, che macina tabelle di ingredienti e composti chimici a memoria,  mi dice che "la cannella abbassa la glicemia". Affondo il cucchiaino nella mia mini-porzione di mele cotte al limone, squisite e senza zucchero, cosparse proprio di cannella e penso che non può essere vero. 

Eppure ci voglio credere con tutte le forze, basta dieta (pardon, compenso), xitagliptin, glucometro, ipoglicemie, metformina sia slow che fast... da adesso mi posso strafogare e decidere di mangiare (più o meno) quel che mi pare, tanto ci metto la cannella! Il giorno dopo (cazzrla, sono pur sempre uno scienziato, mica un #novax!) cerco le prove e trovo questo articolo:

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/14633804/

C'è proprio scritto che la cannella migliora (il livello) della glicemia e dei grassi nei diabetici. Leggo e anche se non capisco proprio tutto, capisce che basta: il consumo di 1-6 grammi di cannella al giorno produce un calo della glicemia del 10-20% e un mucchio di altre belle cose al tuo colestorelo HDL, LDL, trigliceridi e avanti con la processione. Lo studio è fatto bene, pubblicato su rivista scientifica peer-reviewed, ci sono le deviazioni standard e i p-value (vuol dire che è roba seria e credibile). Mi organizzo per comprare 14 confezioni di cannella la prossima volta che vado al supermercato: già, 6 grammi al dì, circa due etti al mese, due kg e mezzo all'anno, Anna aveva ragione, de profundis per il diabete e da ora in poi a casa mia, se vi portate le mele, vi sembrerà di entrare in uno strudel tanto è forte l'essenza di cannella!

Osservazione 1: la vedete almeno un po' la differenza coi #novax de noantri? Se senti dire una cosa non te l'ha ordinato il medico di crederla seduta stante. Si può sempre cercare due minuti su un motore di ricerca e leggere qualche articolo (serve precisare "articolo" di nuovo? Sì, pubblicazione scientifica, non vaccate prese da siti alternativi in cui pubblicizzano rimedi per salvarsi dagli extraterresti o dicono che adesso siamo "sovrani noi" al posto del medico di base). Il #novax da barzelletta (?) di cui parlo ci crede e basta ma non è sua mamma fare così. Provate a studiare, no?

Ecco la tabella che mostra il calo della glicemia nei gruppi 1, 2, 3, quelli che si sono saziati di cannella mentre i gruppi 4, 5 e 6 cui hanno dato placebo non hanno tratto benefici. Lo vedete anche voi che si passa da 11.5 circa a 9 e rotti di glicemia dopo 40 giorni. Evvai!

Ma, evidentemente, sono roso da un tarlo, un caroeo diremmo in veneto, che mina le mie certezze. L'articolo è del 2003 (beh, che c'è di male? La scienza dura secoli...), lo hanno fatto in Pakistan (calmi, preferite il Pojanistan di Pennacchi?), il numero di pazienti era 60, che significa 10 per gruppo (mi pare poco anche se è meglio di niente...), è veramente possibile che sniffare cannella elimini il diabete dal pianeta? (esagerato! la glicemia cala del 10-20%...) E perché le mie wonder-diabetologhe non me l'hanno mai detto? (che ci sia un complotto speziale ai danni dei produttori di cannella e strudel?)

Osservazione 2: la scienza non è fede in dogmi intoccabili e si costruisce faticosamente imparando da quel che capiamo e dai nostri errori. Ogni studio verifica e, se serve, rettifica quelli di prima, in modo che quanto è ben compreso si solidifichi se si accumula evidenza, e sia doverosamente modificato se conosciamo fatti nuovi. Questa apertura all'errore e all'auto-correzione non è un difetto, è un metodo. Solo i mussi non cambiano mai idea. È l'unico metodo che conosciamo per provare a capire il mondo, le pandemie e tutto il resto. Vedete la differenza coi #novax tipici? Non gli sono bastati due anni di sofferenze, 130 mila  morti e oltre (solo in Italia), decine di studi e quintali di dati che provano l'utilità e l'efficacia dei vaccini per cambiare idea, teste dure e cuori di pietra... 

E mi rimetto con maggiore cattiveria a cercare sul motore di ricerca, chi cerca trova, e infatti trovo una meta-analisi (anzi, due!) Una meta-analisi è uno studio degli studi che sono stati fatti su un argomento. Se vi chiedete come mai la gente è pagata per studiare una cosa già studiata, il motivo è che spesso studi diversi arrivano a conclusioni talvolta diverse (non sempre, ma capita). E allora la meta-analisi mette insieme tutto quello che sappiamo e che è stato pubblicato, è una specie di sondaggio-sommario in cui sono interpellati tanti ricercatori e si mettono insieme i loro risultati per vedere se le conclusioni di questo o quello studio sono robuste oppure se manca sufficiente evidenza.

Ebbene, la prima meta-analisi, "Cinnamon Use in Type 2 Diabetes: An Updated Systematic Review and Meta-Analysis",  2013, conclude che:

Il consumo di cannella è associato a un calo significativo del glucosio a digiuno (e del colesterolo totale, ...) Tuttavia, non c'è un effetto significativo sull'emoglobina glicata. L'alto livello di eterogeneità potrebbe limitare la capacità di applicare questi risultati ai pazienti, dato che le dosi e durata della terapia (a base di cannella) non sono chiare.

Non è proprio una marcia indietro ma la mia felicità cannellata ne esce ridimiensionata, è tutto più sfocato e, a dir la verità, noi pazienti siamo contenti se cala la glicemia ma lo siamo ancora di più quando scende la glicata (su cui invece "non ci sono effetti significativi"). Dieci anni di studi posteriori al 2003 hanno mostrato che la cannella forse qualcosa fa ma è meno efficace e semplice di quel che sembrava. 

La seconda meta-analisi, "The impact of cinnamon on anthropometric indices and glycemic status in patients with type 2 diabetes: A systematic review and meta-analysis of clinical trial", 2019,  è ancora più recente e quasi pianta un chiodo sul coperchio della bara:

Nei 18 studi dell'analisi l'uso di cannella ha ridotto la glicemia a digiuno di -19.26 mg/dL rispetto al placebo. Tuttavia, gli effetti su glicata, peso, indice di massa corporea e giro-vita sono non significativi. Inoltre, la cannella non ha modificato i livelli di insulina e di insulino-resistenza in modo significativo... Vista l'alta eterogeneità, i risultati devono essere interpretati con grande cautela.

Alè, la cannella qualcosa fa, -19 è meglio di niente, ma è poco e gli articoli scientifici che si concludono con however (tuttavia) non danno grande soddisfazione, serve troppa cautela per chi, come me, sperava che cannellarsi sarebbe stata la soluzione.  Dovrò continuare a prendere i miei farmaci, mangiare sano e senza zuccheri, controllare uso e abuso di carboidrati con crudeltà, fare moto, misurarmi i livelli and all that jazz (tutti i membri della tribù dei diabetici queste cose le sanno e provano a farle).

Osservazione 3: spesso le cose interessanti sono complesse, interdipendenti, ingarbugliate nel senso che se fai una cosa ti trovi poi a dover fronteggiare esiti inattesi che ti obbligano a prendere altre misure dagli effetti non ben noti e così via. Diffidate di teorie semplificatrici all'eccesso e di persone che riducono un problema complesso a una ricetta da una riga o trovano capri espiatori piuttosto che fare la fatica necessaria a risolvere le cose. Esempi? "Il diabete si controlla con la cannella" mentre è una sindrome metabolica diffusa, fetente e aggrovigliata; "la pandemia e i vaccini li vuole BigPharma" mentre una cosa del genere non l'avevamo mai vista e, con i vaccini e la dedizione di molti, ne stiamo uscendo anche se ci sono cose che ancora non sappiamo; "il lavoro ce lo rubano quelli degli sbarchi" su cui non commento e così via. Populismi, sovranismi e negazionismi vari (in campo sociale, sanitario e scientifico) riducono la complessità a una comica e non risolvono mai nulla. 

Forse, per amor di polemica, sono stato troppo severo nel paragrafo precedente: l'articolo del 2003 non diceva che "il diabete lo controlli con la cannella" ma solo che la glicemia calava se ne assumevi da 1 a 6 grammi al giorno. Ma nemmeno questa conclusione era a prova di bomba e le cose, appunto, sono più complesse di così, come ci dimostra la buona scienza a base di meta-analisi e decine di altri studi successivi. 

E quindi che faccio? Ho deciso che un po' di cannella, da ora in poi, la userò lo stesso ogni giorno: costa (molto) meno della droga, male non mi fa, riempie la cucina di un bell'aroma, sostiene l'umore e, soprattutto, sia quel che sia con la glicemia!


PS. So già che faccia faranno wonder-Sara e wonder-Alessandra quando, la prossima visita di controllo, chiederò loro se la cannella fa bene. Si apriranno a un sorriso, alzeranno impercettibilmente le spalle e mi diranno di prendere tutta la cannella che mi pare (per quel che sappiamo...) Hanno letto le meta-analisi anche loro e sanno che, per ora, ci dobbiamo curare in altro modo. Restano sul pezzo, studiano e le provano tutte prendendosi il tempo che serve. Sono scienziate vaccinate, chapeau!

Saturday, August 21, 2021

Bipolare

Mezzo pieno mezzo vuoto, santo o demone, tesi e antitesi (anche se io preferisco di gran lunga un più matematico "ipotesi e tesi"). Sono giorni in cui vago senza ordine fra interpretazioni opposte di quanto mi gira intorno, rimbalzando troppo frequentemente fra gli estremi con ridotta capacità di sintetizzare. 

Stiamo facendo un sforzo enorme per arginare una pandemia che, letteralmente, non vedevamo da un secolo, 130.000 e rotti morti e vedo concretamente l'enorme sforzo fatto dalla società, da tutti noi, per uscire da questo incubo socio-sanitario. Avverto la fatica di organizzare una vaccinazione di massa, che richiede mezzi e organizzazione, menti per pianificare e braccia per eseguire. Da noi a Treviso c'è l'hub di Castrette, in una fabbrica moderna e di design di fronte alla sede della Benetton, campi e campi di capannoni su due piani, parcheggi, spianate per le sedie di chi sta in attesa, di chi sosta per 15 minuti dopo l'iniezione, alpini che regolano i flussi, volontari e decine di tosi e tose (chissà dove li hanno pescati) dietro ai computer per fare l'accettazione, per stampare il certificato e poi i medici nei box e tutti il resto.

In realtà, quando mi sono fatto la sporca seconda dose, eravamo 4 gatti. Penso che così, non ne usciremo più, scambio due parole con l'alpino osservando che siamo pochini. "Spero che dipenda dalle ferie e dal fatto che Zaia lascia che si vaccinino anche nei luoghi di vacanza". È incredibile quanto Zaia rifulga di poteri impensabili per i comuni mortaili, è lui che lascia, è lui che fa, se non è "ein volk...", poco ci manca.  

Ho appena scaricato il mio green pass, questa prova di civiltà aborrita da persone strane, che non capisco e osservo come reperti di una wundekammer, teste di legno che rifiutano i vaccini per testardaggine, esoterismo, ascentificità, mancanza di senso civico e rispetto per la propria e altrui salute. Guardo il mio QR code e penso che è una grande impresa, milioni di QR code, come un esercito di fronte alla malattia che ci tiene al guinzaglio da troppo tempo. Adesso ce l'ho sia su Immuni che in pdf, su video e su carta. Ne vado vagamente fiero anche perché...

Green pass un par de zeri! Da una decina di giorni, con intensità crescente pesto sulla tastiera del computer e del celluare, scrivendo email e telefonando ai numeri verdi perché io il green pass non posso averlo, "non è stato possibile generare un authcode" sul sito http://www.dgc.gov.it/, non una riga di spiegazione in più. Pian pianino provo da solo.a capire: ho avuto il covid, normale; mi sono curato, normale, senza però curarmi di raccogliere come trofero un tampone molecolare di positività, normale (anche se ero stato avvisato!); sono guarito dopo l'isolamento e ho fatto il mio bel tampone di negativizzazione, normale. Ma per il sito io ho, forse, una sola dose, forse non sono stato mai malato e non importa che sul mio certificato vaccinale c'è scritto che sono esente dalla seconda dose. Te lo dice il computer e non c'è verso di parlare con un umano, ahi ahi... Scrivo all'email di assistenza, una due tre volte, NC NC NC ("non cagato") a parte un numero di ticket che non si nega a nessuno, codice 03109251, quasi quasi me lo tatuo sul bicipite possente per ricordo. Telefono al numero verde: presto, non rispondono, a mezzogiorno, non rispondono, tardi, non rispondono. Ma ce l'avete una sorella? Telefono al numero dell'AULSS ma non è semplice: il primo numero mi dice di chiamare il secondo che controlla e si fa mandare certificati vaccinali e tamponi per ricordarmi poi le regole del green pass che non contemplano il mio caso. chiedo ancora aiuto ma non mi risponderanno più. Vado in farmacia, lì dovrebbero stampare green pass come noselle ma prova e riprova non ci riescono nemmeno loro, se lo dice il computer...

La farmacista Luisa è stata una piccola chiave di volta, mi dice di scrivere a urp.treviso@aulss2.veneto.it e, anche se sono scettico visto che solitamente gli URP sono porti delle nebbie, scrivo e poi telefono e rispondono (anche qui serve provare una dozzina di volte). Controllano, "le banche dati", "non funziona niente", "mi lasci vedere". Apprezzo lo sforzo di risolvere senza limitarsi a fare il compitino scritto sul mansionario ma, alla fine, mi dice "le consiglio di fare la seconda dose. In ogni caso, il suo green pass sarebbe valido per poco tempo... vale per sei mesi dopo la prima dose" (che ho fatto in marzo). Bofonchio qualcosa sul fatto che c'è scritto sul mio certificato vaccinale che sarei esente, "si faccia la seconda dose..." Amen, mi mette in comunicazione con un numero e una signorina svelta ed efficiente mi prenota per l'indomani, mi devo recare a Castrette, la trevigiana gioiosa macchina vaccinale da guerra, allestita da Zaia (!). Dai, che ne sono uscito, ci ho messo qualche giorno ma dovrei essere fuori dal guado.

Visto che ci sono, all'hub domando qualcosa che non mi torna: 'sto green pass vale nove o sei mesi? Non lo sanno, "sì, nove ma forse sei... cambiano disposizioni un giorno sì e uno no". E quando lo potrò avere? Mah, forse le arriverà l'SMS, altrimenti provi col sito fra due giorni, "meglio metà settimana prossima". Insomma non sanno una mazza di preciso e neache ad occhio, ma almeno ci mettono buona volontà. A un certo punto, mentre sono in accettazione, arriva uno sbarbato che mi dice che non potevo fare foto, "scusa, non sapevo", "ci sono i cartelli, ha fotografato le persone", con la coda dell'occhio mi guardo intorno, tonnellate di cartelli di ogni tipo, "riscusa, ma ho fotografato solo le sedie". Devo aver fatto via via una faccia brutta brutta perché se la fila in ritirata "a me hanno solo detto di dirtelo" e lascio a voi valutare se la foto viola la privacy di qualcuno anche zoommando col computer di Penelope Garcia di  CSI. E poi con 'sta privacy comunque avete spaccato proprio. La usate solo quando non servirebbe, Immuni paralizzata, green pass no, mense no, discriminazione e vanti indrio!


Rimiro il mio green pass, ottenuto alla fine di un gran premio che mi è costato per di più il solito giorno e mezzo di malessere e febbre per recuperare dall'iniezione (da cui sarei stato esente, vabbè). Credo che sia un dovere vaccinarsi e che l'obbligo del certificato sia altrettanto doveroso: le libertà sono sempre legate a responsabilità e se uno non si vaccina o non vuole esibire il green pass, resti liberamente e comodamente a casa sua, evitando il rischio di infettare sé stesso e gli altri. In università, a partire da questa sessione d'esame, lo useremo e speriamo che ci aiuti a voltare pagina.

Negli ultimi giorni i dirigenti dell'ateneo hanno mandato una pletora di email per dare indicazioni varie su come procedere. Sorvolo sul fatto che sarebbe meglio scrivere le cose giuste al primo colpo senza avere bisogno di altri tre messaggi per correggere quanto scritto prima. Ma la cosa che mi pare moralmente scivolosa è che si scrive che il docente, in quanto pubblico ufficiale, può chiedere il green pass. Notate il "può". Poi, se lo chiede e uno ne è sprovvisto, allora deve vietare l'ingresso all'aula. Notate il "deve". Sarà questo post schizzato e malmostoso, ma ci vedo il solito tentativo filisteo di suggerire senza dirlo, per carità, lasciate perdere, chi ve lo fa fare? Pubblico ufficiale sì, ma no mona! 

Eppure a me il green pass pare necessario e basta. Altrimenti stai a casa tua, non è difficile. Domanderò di vedere il green pass di tutti quelli che si presenteranno e, memore della difficoltà che io stesso ho avuto a ottenerlo, accetterò anche certificati vaccinali ed esenzioni del medico. Però ci si ferma qua, non è tempo da liberi tutti e la libertà non si tutela, credo, consentendo a tutti di fare quel cavolo che gli pare (che è un casino, non libertà!). Serve per non vanificare l'impegno enorme di quanti hanno lavorato tanto e bene negli ospedali e nelle rianimazioni  e per tirare su questa cattedrale di capannoni e punti vaccinali, sistemi informativi, numeri verdi, email di supporto, controlli e protocolli. Al di là di luci e ombre, oltre a scienza e vaccini, abbiamo poche armi se non civiltà e rispetto di regole avvedute. 

Friday, July 16, 2021

Queo del lup recorder

Stavolta non posso perdere l'occasione di lasciare traccia sul blog di questo breve viaggio pomeridiano a Casteo per impiantare un sensore sottocute. Non vi tedio nemmeno con i motivi per cui da adesso e per tre anni, se non c'è bisogna di intervenire prima, sarò monitorato con un aggeggetto bello tecnologico che salva i dati e li manda di tanto in tanto su rete cellulare all'infermiera Paola di Montebeuna che ci butta un occhio e mi avvisa se necessario. Sono state tre ore che percepisco come gloriose per almeno tre motivi. 

Mi ci vuole un certo coraggio per scriverlo, ma torno in un posto che rappresenta uno dei pochi buchi neri della mia vita. Per fare la solita anamnesi spicciola e tricotomia, mi portano esattamente nella stanzetta che conosco bene perché è dove ho visto il corpo e salutato mio papà quando è morto, disteso su un lettino, apparentemente sereno. Ricordo con lancinante chiarezza quei momenti in cui provi a renderti conto di quel che è successo, col neon che sembra abbagliante e il respiro che diventa strano e ti si infossa dentro per contenere anche tutto il resto.

Ci ero già stato in diversi altri casi in quel ripostiglio, dopo la volta di papà, per parlare coi medici di altri pazienti ed era sempre stato un gran pugno nello stomaco, un ricordo fisico, cristallizzato in una reazione corporea che mi aveva nuovamente riportato al dolore tagliente di quel giorno, di quella luce troppo livida, di quella salma che era anche parte di me. Mi ero sempre chiesto com'era possibile ricordare con tanta concretezza materiale: non c'entra la testa, era un cosa di corpo, una frustata in cui risenti le sensazioni e i ricordi tornano a incidersi sulle membra e sui sensi fino a farti traballare. Eppure stavolta no. È passato del tempo, poco più di tre anni, forse dipende dal questo, ma sono entrato e ho capito che la musica era cambiata. Era sempre là ma mi faceva compagnia, ciao papà, mi è scappato uno strano sorriso, avanti sempre, avanti tutta, grazie. È stupefacente come un luogo di dolore possa trasmutare in uno spazio dove si prendono cura di te e, per di più, tu ti senta guardato dall'alto e avvolto in un'aura paterna. Cose dell'altro mondo, no?

Il secondo sorriso me l'ha strappato l'infermiera che parla quel veneto solido e diretto di chi non ha bisogno di usare l'italiano per darsi un tono. Il veneto funziona benissimo, quando non si usa come arma per escludere i diversamente eguali come fanno certi leghisti da strapazzo, anche se si parla il medichese e si usano termini come loop recorder, ICD (in veneziano, i-si-ddi) e si elencano antibiotici e farmaci. Manuela mostra competenza, fa il suo con una cordialità diretta e priva di affettazione, chiede, ha le giuste spaziature, ascolta, compila le schede, sempre discorrendo in questo bel veneto sonoro e semplificatorio (l'italiano lo usa solo per iscritto nelle schede!). Finiamo e sono pronto: contento è una parola grossa ma forse mi serve qualcosa in più, che il vocabolo giusto sia sereno?

In reparto, emacs in azione e scatola col Medtronic da mettere sul comdino. 

C'è un terzo motivo per cui sono esaltato, pestando solo soletto sui tasti del "salotto" del reparto, dopo che ho pure spostato il tavolo per poter attaccare il portatile alla spina. Sono fiero della scienza, del mio internet e del monitor cardiaco impiantabile, della sapienza meccanica del personale che rade, impianta aghi, collega fili, posiziona ossimetri, fa un tampone rapido al volo, come se fossero meccanici di fronte a un cofano aperto, aggiustando con semplicità quello che si può aggiustare, preparandomi al resto e spiegandomi il senso di quello che stiamo facendo. Io sono queo del lup recorder e loro grondano conoscenza scientifica, fallibile finché si vuole, ma capace di gettare lame di luce nell'ignoranza e iniezioni di speranza contro malattie strane (che qui abbondano, io sono di gran lunga uno splendore di salute, beo fal sol, se mi confronto con gli ospiti dell'intensiva, stroke unit e degenze varie). Sono orgoglioso del percorso della scienza, di quel che abbiamo capito con enorme fatica in centinaia d'anni di sforzi, studio, rigore intellettuale e discussioni. E ne sono ancora più fiero in questi tempi intrisi di virus ma anche di no-vax e mentecatti vari che sembrano incapaci di fidarsi di quello che abbiamo capito e preferiscono riempirsi la testa di puttanate lette su qualche forum, complotti inverosimili e dicerie sparse da santoni biodinamici e olistici che quando poi hanno bisogno corrono a tutta velocità in pronto soccorso. Pochi righe fa parlavo di aura e ora vi dico vergognatevi e vaccinatevi, o perduta gente!

La borsa del ghiaccio che staziona sul pettorale sinistro è ormai un sacchetto di acqua fresca, mi devo essere scaldato scrivendo e fra poco mi daranno la lettera di dimissioni, dopo un pomeriggio che non t'aspetti, ospite di un sistema sanitario civile ed efficiente, che d'ora in poi mi terrà d'occhio e in cui le infermiere m'impressionano, come al solito, per elasticità e forza. Quasi come eroine, sempre e solo giovani e belle!

Sunday, January 31, 2021

Diseducazione finanziaria

Da più di un anno coordino le attività di educazione finanziaria del progetto "Il futuro conta" della Regione Veneto, istituito con legge regionale 17 del 2018. È stato un impegno intenso e ho organizzato e svolto in prima persona numerosi incontri in presenza e online su temi legati a investimenti, tutela del risparmio, previdenza complementare e molto altro.

Credo, con molti altri, che sia urgente e importante contribuire ad accrescere le conoscenze di finanza personale e la consapevolezza dei diritti e dei doveri di cittadini e intermediari. Moltissimi casi di cronaca documentano, anche di recente, frodi, casi di risparmio tradito, furberie a danno di utenti del sistema finanziario e ovviamente resta molta strada da fare. Ma perché ne parlo sul blog, valvola di sfogo delle mie indignazioni, soddisfazioni ed elucubrazioni?

Negli scorsi giorni, dopo un periodo di tempo in cui pensavo che le cose fossero in costante miglioramento, ho sperimentato la controffensiva della finanza peggiore, con il fardello solito di opacità, confusione e disinformatja vera e propria. E, come una pentola a pressione, mi sono caricato fino al punto di scrittura. Ma andiamo con ordine:

  • Sui sentieri della vita, ho incontrato una persona che attraversa un periodo ingarbugliato ma ha incassato un'eredità da una zia buona e previdente. E mi sono trovato ad andare in banca con lei a discutere di come investire con enorme prudenza quel gruzzoletto e di come evitare costi esosi e cantonate. Ero in una filiale di Unicredit, nella campagna trevigiana (per me, a parte il capoluogo, tutta campagna è, e io di questa campagna sono orgogliosamente figlio) e ho rivisto furbizie da quattro soldi da parte di consulenti che tentano di scoraggiare col le buone o con le cattive l'acquisto di prodotti efficienti e poco costosi come gli ETF e suggeriscono invece fondi "della casa" (anche di buona qualità) che costano molto di più. Badate bene, non sto dicendo che sono disonesti o incompetenti e men che meno che Unicredit, che è anche l'istituto di cui io mi servo, sia una cattiva banca. 

Ma perché mi dite che un sano ETF che investe il 20% in azioni e il rimanente 80 in obbligazioni non lo potete comprare? Cazzarola, mi avete appena suggerito "Progetto Azione Brand Vincenti" che incrementa la propria posizione in azioni dal 20% ad almeno l'80% in 4 anni? Dove sta la logica di dirmi che una cosa prudente e a basso costo (0.25% l'anno) è peggio di un fondo che acquisisce rischi via via molto maggiori e costa caruccio (1.75% l'anno)?


I KIID li trovate qui: Amundi Brand Vincenti  e Vanguard LifeStrategy 20 Equity (attenzione che al momento non è un titolo molto liquido) 

Di male in peggio, ho sentito anche simpatiche vaccate come "qualche ETF è fallito o ha perso il 99% del suo valore". Ho pensato e quasi risposto che anche delle banche sono fallite (vabbè) ma ho ribattuto che è un discorso assurdo. Prendere una mela marcia, proprio l'ETF che perde o è fallito, in una montagna di ETF fatti bene o ben gestiti da grandi intermediari, è come prendere un jihadista e dire che tutti i milioni di arabi sono terroristi; o prendere Renzi e dire che tutti i politici dell'arco costituzionale sono patologicamente egocentrici e vanitosi in egual maniera; o citare uno dei rari fumatori ottantenni per dimostrare che il fumo fa bene e anzi c'è evidenza che il tumore ai polmoni ti viene se respiri aria troppo buona e non ti sei fortificato che basta...

Ho continuato a spingere, provando a farmi dire quanto sarebbe costato comprare comunque l'ETF. Mah, un muro di gomma: forse 80 punti base, ma dobbiamo verificare, "verifica, per favore", non lo so è un titolo estero, "ma è scambiato sulla borsa italiana", devo chiedere a Verona e poi a Milano, e poi a Wall Street... OK, ho capito. Il dialogo non è stato molto più produttivo quando ho cercato di capire quanto avrebbero messo in conto di deposito titoli: un ETF, anche se è più semplice e meno rischioso di un fondo interno, arriva forse a costare 12 euro a trimestre, poi 30 all'anno o 2.30 euro al mese (?) e infine, "acclarato" che è un titolo estero (mah...) 75 euro al semestre. Ho faticato a tenerli sul pezzo perché la direttrice ha colto la palla la balzo per propormi di cambiare conto, aderendo a un pacchetto di servizi che cosa 6/9/12 euro al mese ma, vuoi mettere?, in cambio hai il conto titoli gratuito e risparmi 150 euro l'anno di deposito. La mia mente, che si trastulla in conti senza posa, urlava disperatamente "Ah sì, pagare 12x12=144 euro l'anno per risparmiarne 150... Situ mona?" (lo so, ci sono 6 euro di risparmio). Lo capisco anche io che la banca guadagna di più se vende roba propria ma il punto è che la tua banca dovrebbe anche fare i tuoi affari coi tuoi soldi e non tenere solo a mente i suoi interessi e quanto ti sfila di commissioni. 

  • Le Poste Italiane, dove mia mamma ex-dipendente ha il conto, hanno chiuso i conti titoli dei clienti e, a partire dal 1 gennaio 2021, offrono loro una convenzione con Banca Sella. "Chiuso" significa che il deposito non si vede più da internet e che, per operare o anche solo per sapere che cosa c'è dentro, devi andare allo sportello. Un'amica che dirige un ufficio della zona ci ha detto con onestà che lo fanno per stimolare i clienti a comprare prodotti di Poste. Non ti obbligano puntandoti una pistola alla fronte ma se vuoi continuare come prima devi aprire un altro conto d'appoggio con un altro intermediario dove ti offrono sconti su operazioni in borsa a patto che tu ne faccia tante.  

Ora considerate mia mamma: si compra i suoi bravi prodotti Poste (ce ne sono di buoni) e poi, aizzata da questo figlio degenere, aveva anche qualche quota di ETF. Come nel mio stile, compra (anzi, lo faccio io!) e si tiene il titolo per anni. Già, io divento nervoso col trading rapido, troppo ansiogeno, volatile, elettrico e giovanile; io sono un pachiderma del buy and hold, uno che si crogiola nell'idea che il long-term è la cosa giusta (anche se  nel lungo periodo siamo tutti morti) e mi tengo i titoli per lustri o decenni. Per questi motivi, forse, mamma ha bisogno di 2-3 operazioni l'anno. 

Che senso ha scassare me per interposta persona e lei per farci aprire un conto a Banca Sella, con caratteristiche degne di un plotone d'assalto in trading, se abbiamo bisogno di poco o nulla? Non è una cosa bella ma, tanto per riprendere in sostanza un'osservazione già fatta, le Poste semplificano la gestione e mettono sotto pressione tutti i (pochi) clienti che avevano le conoscenze per comprare (anche) cose semplici e efficaci diverse da titoli, fondi e polizze postali. 

  • Il terzo e ultimo esempio me lo offre un messaggio girato nella mailing-list sindacale cui sono iscritto. Non ho per nulla il dente avvelenato coi sindacati ma questo volantino mi ha fatto girare i maroni. Non mi metto neppure a controbattere svariate affermazioni errate e suggerisco di documentarvi sul sito della COVIP, la commissione di vigilanza sui fondi pensioni, leggendo la guida che spiega per benino le cose con un linguaggio semplice. 

Mi soffermo invece sullo stile manipolatorio del testo che risulta completamente fuorviante e viscido, piegando informazioni a proprio uso e consumo e facendo leva sull'ennesimo complotto della plutocrazia o di chissà chi altro contro il lavoratore. 

  1. "Non viene spiegato ai lavoratori che essi, aderendo al fondo pensione, rinunciano al TFR". Ma come "rinunciano"? Lo traduco in italiano: in cambio del TFR investono in quote di un fondo, è uno scambio identico a quello in cui, ad esempio, quando andate al supermercato per fare la spesa "rinunciate" a 50 euro in cambio di un carrello di prodotti; 
  2. "Non è dato sapere al lavoratore come vengono investiti i suoi soldi": falso. I fondi pensione dichiarano esplicitamente i loro costi, come vengono investite le contribuzioni e offrono all'aderente diverse linee di investimento (ad esempio, totalmente o prevalentemente azionario, obbligazionario, monetario e così via). I fondi sono anche regolati in modo stretto e operano sotto il controllo di una commissione indipendente;
  3. "Nessuno è in grado di certificare che le somme siano restituite integralmente": vero. Ma pensateci un attimo. Siete in grado di "certificare" che salendo domani in macchina o sui mezzi arriverete vivi al lavoro? (si lo so, forse vi state toccando...) Vivere è un'assunzione di rischi (mirati) e di responsabilità (ponderate). Il TFR rende poco poco ma sono soldi sicuri. Un fondo pensione, specie se negoziale, rende mediamente di più (a mio avviso, molto di più) e offre benefici fiscali ma non siete assolutamente certi che tutto andrà bene. Ma di cosa siete certi, con la certezza richiesta da questo messaggio? Non la tiro lunga, uno è libero di esigere garanzie o "certificazioni" e, se va tutto bene, godrà "integralmente" di un rendimento magro che potrebbe non coprire nemmeno l'inflazione. Oppure può e, secondo me, deve investire nell'arco dei decenni della sua vita lavorativa puntando a una rendita più alta e a una integrazione pensionistica che non dipende dal livello futuro dell'erogazione pubblica;
  4. "L'accantonamento è garantito e matura circa il 2% l'anno": quasi vero. La guida COVIP già citata spiega che si tratta dell'1.5% + il 75% dell'aumento dei prezzi. Pazienza se in questo momento i prezzi calano piuttosto di aumentare. Ma la guida dice anche che questo "2%" è tassato al 17%, come d'altra parte sono tassati in via agevolata anche i rendimenti dei fondi;
  5. "Come mai non è decollata la previdenza complementare?" Il punto di domanda l'ho messo io ma il senso è chiaro. Bellissimo trucco per farvi pensare, "ci saranno i suoi motivi", adombrando complotti, grandi fratelli, mangiatoie... Il fatto che la previdenza complementare in Italia sia meno diffusa che altrove è un problema, non ci sono per nulla motivi per vantarsi del fatto che troppi cittadini non hanno ancora preso misure adeguate per rafforzare la loro posizione pensionistica, a fronte di trend demografici ed economici preoccupanti. Ci vantiamo forse del fatto che rispetto ad altri paesi e alla media europea, abbiamo meno laureati, più disoccupati, investiamo meno in ricerca, c'è minore parità salariale per le donne? Forse "ci saranno i suoi motivi" per tutto ma capovolgere il senso delle cose e usare le parole in questo modo perfidamente retorico è semplicemente indegno. E andateci sul serio a chiedere al vostro delegato sindacale se lui ha sottoscritto un fondo pensione: se vi dice di no, guardatelo bene in faccia mentre vi spiega i motivi e capite se è avverso a qualsiasi rischio in maniera quasi patologica (e allora ci sta!) oppure se è il caso di suggerirgli d'informarsi meglio.

La buona finanza, come la democrazia, richiede cura e attenzione costante. Purtroppo, anche quando si sono corretti alcuni macroscopici difetti e problemi, non c'è garanzia che lo cose andranno bene o che quanto c'è di buono resti per sempre. Pochi mesi dopo scandali e vicende che, forse, avevano spinto tutti a comportarsi con maggiore serietà, sono riemerse furberie e mezzucci che sfruttano le nostre debolezze per spingerci verso decisioni deboli e risultati mediocri. Duri i banchi!

 

 


Friday, December 11, 2020

Covid 19

Siamo alla fine di questa strana lista di post, in fondo 19 è un buon numero per smettere (ed è pure primo!). Pazienza anche se manca il diciottesimo post, non mi sento in vena né di regole né di regolarità, il blog e il suo padrone fanno quel che gli pare e, in fondo in fondo, l'idea di tenere il diario di bordo di questa quarantena soft m'ha fatto compagnia e ricordato l'illustre precedente del Wuhan Diary di Fang Fang. Ho cercato il sito che ha ospitato questi dispacci da una città in quarantena, ne avevo sentito parlare molto, ma ho trovato prima la copia pirata del libro che l'autrice ci ha ricavato! Vedremo se trovo la verve per scaricarlo sul Tolino e leggerlo. Una recensione aulica quasi quasi mi ha fatto venire la voglia:
the secret of Fang Fang’s success is that she can capture the complexities of an ever-changing life without losing its thread 
Non so quanto il filo l'ho tenuto e provo, come ipotesi di lavoro, a considerarmi e a considerarci semplicemente guariti, negativi, ripuliti. Cesira va a Riese ormai da qualche giorno, con mascherina e attenzioni. Ha anche riportato alla base i raccoglitori e la stampante, è un potente segno di normalità e vedete i borsoni del giorno del rientro. Le è rimasto un filo di mal d gola e la concentrazione sulla salute di Luciana, speriamo che il prossimo tampone dica definitivamente la parola fine anche al suo tour nella positività.


A me pare di guadagnare margini ogni giorno, lentino ma convalescente con gradiente bello positivo (che vuol dire una cosa bella, don't worry!) Non ho ancora il tampone fumante a certificare che sono negativo. Se, come spero, questo succederà, il mio sarà un caso ombra: nulla all'inizio, quando forse era presto e nulla alla fine, dato che è passato il tempo necessario a farmi passare tutto! Sarò un buco nelle statistiche, a fronte delle migliaia di diagnosi che non ci facciamo mancare ogni giorno. E, a proposito di numeri, mi restano 86823.49 MByte per il rimanente spezzone di dicembre, ce la posso fare con comodo anche in questa vertigine di connettività permanente! 

L'ultimo esemplare della dozzina di bustine di polvere antibiotica per soluzione orale la prendo stasera alle 22.00. Come ho detto altrove, forse anche questo è servito (forse, ad occhio, male non ha fatto). La capacità di sentire odori non si è mai alterata, il gusto mi è tornato quasi del tutto: non che l'avessi perso ma ci sono stati giorni in cui alcuni cibi, specie quelli amari come il caffè, mi sembravano troppo amari e quasi "fangosi", spingendomi a sciacquarmi la bocca per togliermi quest'asprigno cupo dalle papille. Vado avanti solo con la fida aspirina, che negli ultimi giorni ho preso nella modica quantità di una al giorno.

Cosa c'è da imparare dal covid 19? Non so nemmeno se la domanda abbia senso, di sicuro servirebbe un libro mentre questo è solo un blog. Ho percepito personalmente un filo di paura ( e so che che non c'è coraggio se non senti paura!) ho sperimentato in modo enormemente attenuato le difficoltà provate dai sanitari, dai pazienti e dai familiari di chi, per età, sfiga, destino, se lo è preso cattivo o lo ha dovuto fronteggiare sul serio. Ho sentito politici, forse né più né meno del solito, sbraitare boiate indegne da parte di chi ci dovrebbe rappresentare, ma anche amici confusi e prossimi al negazionismo dire che "è una pantomima", alludendo a immaginari complotti, strategie oscure, grandi fratelli e chissà che altro.

E allo stesso tempo, ho percepito anche tanta amicizia e supporto, parole e messaggi di persone solide e con anime spaziose (letteralmente: capaci di farti spazio) e sempre pronte ad aiutare chi è impestato e mai logorate, nonostante i problemi, al punto da perdere umanità, lucidità e buon senso. Grazie!

La borsetta di carta che ha svolto da diaframma per la consegna di tutto e di più nella no man's land del nostro corridoio: un messaggio ci avvertiva quando i beni venivano depositati qui e poi noi andavamo a ritirare, senza rischiare alcuna forma di contatto. È stata un versione moderna del "cestino" che anni fa veniva calato dalla terrazza fino al giardino al piano terra per la sorpresa e felicità di Paula, Emma e Oscar! 


Tuesday, December 08, 2020

Covid vari

XVI martedì
Mi metto a scrivere in reverse mode, un po' per malcelato orgoglio, un po' per provare a lasciare traccia in quello che sembra comunque essere un solido percorso d'uscita da questo covid familiare. È l'Immacolata, un 8 dicembre in cui a Treviso piove ininterrottamente da ore, a Venezia è arrivata un'acqua alta traditrice, a MOSE rimasto un po' inspiegabilmente giù, polemiche al vetriolo in vista... Arrivano sferzate di vento violente e nel buio del pomeriggio sono ormai al secondo giorno di sfebbrata. Non mi pare nemmeno possibile, dopo che quasi dieci giorni fa avevo avuto i miei episodi di febbrone notturno e almeno sabato e domenica sono state giornate fastidiose. Sembra una vita fa e sono passati neanche tre giorni.
A volte penso che forse il malessere dipenda più che da come stai, da quel filo di ansia che il covid si trascina a suon di cattive notizie, dalla stanchezza e dalle scatole che si riempiono dopo tanti giorni di convalescenza, letto divano and all that jazz. Per me è stata un'influenza bella lunga, incubata per una settimana circa, avanti con febbri intermittenti per un'altra e poi, difficile a credersi nonostante sia esperienza comune, svanire quando è il suo tempo.
Avrei dovuto fare il tampone domani: la "teoria" si basa sul fatto che ormai sono passati una decina di giorni dall'insorgere dei miei sintomi e inoltre, avrei potuto fare una risonanza prenotata da tempo. Ma credo proprio che aspetterò fine settimana, in attesa di consolidare un altro po' i progressi recenti. Magari me lo faccio venerdì.

Nonostante fuori sia una giornataccia, dentro casa Cesira si gode la sua personale primavera, la negatività nuova di zecca e il vaso di tulipani gialli che troneggia in cucina, dono che Sara ci ha fatto trovare alla porta una mattina, assieme ai nostri quotidiani preferiti. Non riusciremo mai a sdebitarci con i nostri vicini che tutti i giorni ci hanno coccolato e viziato, rendendo "lievi" queste due settimane di isolamento e procurandoci medicinali, viveri e ogni genere di comfort: dalle torte fatte in casa, ai tortellini in brodo, dal  baccalà mantecato al Pignoletto frizzante. Ci hanno fatto tornare bambini ogni volta che scendevamo le scale per andare a ritirare la nostra “consegna” nella borsa sempre appesa fuori dell’uscio di casa, proprio per evitare ogni forma di contaminazione all’esterno. Praticamente il Natale  per noi è iniziato due settimane fa e i nostri babbo natale condominiali sono stati più solerti, efficaci e avvolgenti di Amazon Prime!


XV lunedì
Oggi giornata un cui le cose vanno meglio, senza febbre per molte ore a partire dalla mattinata (e, anzi, la febbre non mi risalirà più, è il primo giorno pieno). Penso che sarà merito dell'antibiotico ma ammetto di non essere del tutto sicuro: forse era il suo tempo, con o senza sarebbe cambiato poco. Questo filo di scetticismo me lo hanno trasmesso proprio i medici, ne abbiamo sentiti vari ma nessuno mi aveva proposto di iniziare con l'antibiotico, alla fine al telefono ho detto a Pio  "scusa, ma ho una scatola di amoxicillina-acido clavulanico... la prendo?" "Mah, sì, prendila pure..." Non è esattamente un esempio di scienza muscolare, di quella apparentemente semplice e dritta, che sa, che fa e che non sbaglia. Eppure medici bravissimi quando gliene ho parlato mi hanno detto che gli antibiotici sono così, "guarda, spesso li prendi tre o quattro giorni dopo che hai provato il resto senza gran successo, e finisce ogni volta che non è chiaro se siano serviti sul serio o se il tempo avrebbe fatto lo stesso". Osservo anche la solidissima struttura dell'argomento, che è scientifico sul serio: finiamo per attribuire effetti a cause senza controprove, solo perché le vediamo, sono le più recenti e salienti e non consideriamo mai l'ipotesi che quanto accaduto dipenda da una marea di altro, è consolatorio pensare che siamo in controllo ma resta, o dovrebbe restare, il dubbio sano che siamo barche in mezzo al mare. Per chiudere su una nota diversa, leggo un'intervista a Stefano Boeri e il suo rapporto con la pirotecnica mamma Cini Boeri, luci, ombre e tranches de vie interessanti.

XIV domenica
La giornata vola via "bene" e senza scossoni come le altre: riposini, combino poco o nulla, mangio con discreta verve mandibolare (adesso che il frigo si è rimpinguato), soliti febbre e brividi senza enormi patemi, tenuti a bada con la tachipirina. Questa sarà un altro ricordo che il covid mi lascerà: un freddo boia di questa portata non lo sentivo da tanto, mi basta un 38 o 38.5 C per ghiacciarmi dentro tanto. forse, questa sensazione di freddo dipende anche da altro, ma certo che adesso m'immagino con maggiore realismo il passaggio a nord-ovest!
Per via diretta o de relato constato che pochi medici sanno veramente che fare (se con questo s'intende che cosa prendere di preciso, quanti mg, quali diagnostiche...), tutti ti dicono le solite cose che mi sembrano sempre anche generiche. Però l'esempio di Pompea e un filo di stanchezza da cuscino aggravato e continuato ci fa partire al contrattacco con antibiotici, fermenti lattici, gastroprotettore e vitamine recuperati nella santabarbara medicale di Cesira. Affiniamo anche gli orari di distribuzione della tachipirina, da adesso ogni assunzione è annotata sul diario, e la serie storica delle temperature è sempre a disposizione per vedere se è meglio prima o dopo le 19.00 o a distanza di 6 o 8 ore.

XIII sabato
Arriva la risposta del tampone di Cesira: negativa! Wow, siamo contenti, lei ne è fuori, è stata brava! Anche Lorenzo è negativo, mentre Luciana è positiva. Cesira telefona e glielo dice, forse sottovalutando l'effetto di scoramento che la notizia si porta. Luciana s'incazza e mette giù il telefono, sintomi da logoramento e chiusura in casa da giorni: quando speri almeno di avere il patentino di "scampato", niet! Non è che cambi molto, non ci precipiteremo di sicuro ad assembrarci giulivi e alitanti alla prima occasione, ma uno spera sempre di fare quel passo in più...

XII venerdi
Cesira sta bene, io non posso dire di essere un fiore, mi prendo il mio attacco di febbre serale ma non mi posso nemmeno lamentare. Oggi Cesira torna a Riese dopo la pausa di quarantena, ha prenotato il tampone e preparato la lista della spesa per Elena che si sfogherà per conto nostro fra gli scaffali. Le colazioni tengono alto il morale a casa, abbiamo perfino il fulgore dei tulipani di Sara! Sul lato organolettico, sono tornati i cibi salati "all'inglese": oggi ho fatto onore al salmone (scozzese) che è entrato per la prima volta nel menù della colazione causa una certa rarefazione del frigo e, udite udite, anche ai cetriolini sottaceto! Lo so, magari vi sembra una stranezza ma, per prima cosa, il cetriolino resta una sciccheria sic et simpliciter e poi, più sottilmente, è legato ai ricordi del lago Balaton e alla passione degli ungheresi per la vendita dei vasetti di sottaceti a bordo strada. Addento e penso a Balatonlelle e ai nostri passaggi verso Kaposvar, in tempi ormai eroici in cui transitavamo con qualche tensione da quelle parti. Abbiamo (anche) sperimentato le avvisaglie della deriva di Orban e dei suoi amichetti di Jobbik Magyarországért Mozgalom (non ho resistito a riempirmi gli occhi nuovamente di questi nomi d'indiavolata e incredibile complessità magiara!) e fortunatamente rasenta il sarcasmo ricordarmi di questi maschioni tronfi e omofobici in termini di cetriolini. Alla salute! 





Wednesday, December 02, 2020

Covid X

Siamo alla fine del giorno 10 e forse questo covid che mi dovrei essere beccato si sta trasformando in un'influenza abbastanza normale e abbastanza fastidiosa. Ho avuto il "solito" episodio notturno di freddo e brividi (ma temperatura appena 37.3), tachipirina e sottocoperta. La mattina ero ancora un po' groggy, vagamente intontito come si conviene a uno che è influenzato, qualche linea di febbre e il bisogno di stare a letto e pisoccare come uno qualunque. A fine mattina, vai con la mia bella riunione su gmeet per #ilfuturoconta, manco fosse la vitamina da prendere ogni giorno. Ma è evidente che lavoro meno e tollero male le ore a video. ho deciso di darci un taglio, quello che non farò adesso troverà pur sempre il suo alveo lo stesso.

I vicini ci riforniscono di pizzette, focacce, spremute (grazie, siete mitici!), scarico qualche film o altro programma da RaiPlay con l'intento di guardarlo poi alle televisione dopo averlo passato su chiavetta. Ma a volte non ho nemmeno gran voglia, leggo senza frenesia, il tempo passa e se non ci fosse il blog stenterei a credere che è già passata una decade. Ripenso a tutto quel che ho letto sui giornali e ai racconti di prima mano di amici che mi dicono che, a volte, sono state necessarie diverse settimane per negativizzarsi ed uscire da questa sindrome influenzale (che nonostante si faccia sentire, nel mio caso non è ancora pesantissima). Di sicuro è un esercizio di pazienza.

Per alleggerire questo racconto, un po' noiosetto e paramedico, vi racconto che ho pagato online la multa per eccesso di velocità di 2 km/h di cui ho già parlato sul blog, sono rimasto sorpreso dalla funzionalità del sito del comune di Venezia dove si pagano le contravvenzioni, tutto è facile, pulito, non scevro di una qualche sua grazia burocratico-tecnologica. ok, è una cosa bella che i siti della Pubblica Amministrazione funzionino bene, eppure una vocina mi suggerisce diversi "i mortacci tua" mentre digito credenziali e codice per. pagare i 56 euro. Fra me e me ghigno "allora le sapete fare le cose senza farci diventare matti!", ripensando ai parecchi altri casi, con pratiche o processi da fare online o in presenza,in cui ci si sente in un labirinto senza uscita.

Siamo in contatto telefonico con (altre) famiglie di amici che se lo sono presi anche loro. Forza Giulia e Luigino, ne usciremo tutti insieme! Oggi abbiamo visto la prima neve, fiocchi grandi e spianati che in qualche momento hanno tentato d'attaccarsi ai coppi. Anche se mi fanno venire freddo, chiudo con queste immagini belle e "natalizie", state al caldo!

Tuesday, December 01, 2020

Covid 789

Le giornate filano via tranquille, a suo modo è cambiato poco rispetto alla routine di queste settimane, e forse mesi, in cui sono spesso rimasto a lavorare online, vado avanti con la maggior parte delle cose, ho la fortuna di non avere didattica o impegni formali e calendarizzati, sbrigo tanti email, riunioni gmeet o zoom sempre all'ordine del giorno. 

Adesso qualche sintomo lo percepisco: di notte, con vaga regolarità cronometrica, alle 2.00 mi sale la temperatura fino a 38 o 38.5, brividi di freddo fastidioso e polare, qualche mal di testa. ormai mi conosco, mi prendo la mia tachipirina notturna, mi metto un maglione e aggiungo una coperta. Stanotte, fra lunedì e martedì, ho poi dormito beato e arroventato sul divano sotto un cumulo di lana e pile, bella sudata, svegliandomi con 36.7. poi il giorno scorre via bene. 

Credo che questo "Adda passà 'a nuttata" sarà la mia strada per il recupero: un episodio notturno e un'ora  più agitata del solito e, per il resto, sempre in attesa degli sviluppi. Cesira dovrebbe fare il molecolare di controllo domani, sapremo i risultati giovedì e poi vedremo che fare. Se lei si negativizza comunque non andrà al lavoro o a casa, dove Luciana e Lorenzo attendono anche loro senza gran sintomi che passi la bufera. Per quel che ci riguarda saremo un famiglia con una ex-positiva-ora negativa e un negativo-quasi certamente positivo. io proverò a farmi un rapido lunedì prossimo, anche per capire se posso confermare qualche appuntamento in presenza a metà dicembre. Non che cambi un granché, una delle lezioni del covid è che ci vuole pazienza, che se non fai oggi farai domani, se non sei presente o sei online o il cielo non ci cadrà in testa.

mi lavo la mani, perdo il conto, più di una dozzina di volte al giorno. per evitare escoriazioni e eritemi ormai di default ogni volta mi spalmo un po' di crema, ungendo poi giulivo tastiera e tutto quel che tocco per una decina di minuti. ho ripreso la lettura, a ritmo non indiavolato, di "La neolingua dell’economia" di Jean Paul Fitoussi, con sottotitolo appropriato alle circostanze, fra l'ironico e l'incoraggiante: "ovvero come dire a un malato che è in buona salute". È un dialogo eterodosso in cui si esaminano i cul de sac terminologici del dibattito economico europeo. Abbiamo anche finito di ascoltare in podcast la strepitosa trasmissione di Silvia Ronchey "Queste anime viventi. Animali, anima e mondo", la trovate qui o su RaiPlay Radio, imperdibile!

https://www.einaudi.it/catalogo-libri/problemi-contemporanei/la-neolingua-delleconomia-jean-paul-fitoussi-9788806243241/





Saturday, November 28, 2020

Covid (ci) 6?

Mi vien voglia di non parlarne più di questo covid derubricandolo, in attesa del tampone di controllo, a occasione per scrivere qualche post che forse avrei messo nel diario, quella specie di caotico file .rmd con link, storie, invettive impubblicabili, numeri, idee e quintali di errori di battitura...

Ma serve disciplina: partiamo quindi con l'angolo dell'ipocondriaco: ho passato una nottata più complicata del solito, con mal di testa montante e faccia avvampata, come se avessi un lieve influenza (in effetti ce la potrei ben avere...) Tutto si è dissolto completamente nel corso della mattinata in cui mi sono preso solo un fluimucil e la mia fida aspirina C. anche Cesira sta bene, magari non si autodefinisce "smagliante" ma non ha sintomi evidenti.

Il 28 novembre ricorre l'anniversario della morte di Carlo Scarpa e il grande team di CaFoscari Tour ha messo in onda una intervista bella bella bella a Guido Pietropoli. è un piacere sentirlo raccontare l'opera del professore con acume e umanità e per di più mi ammalia sempre il suo modo di parlare del mondo in generale, ad ampie volute, quella serenità di visione, quel rintracciare i legami con la tradizione per capire chi siamo e da dove veniamo (paleocristiani, bizantini, Jugendstil e razionalismo, matrimoni "ben condotti"...) Grazie Guido e buone nozze d'oro con Violetta! Pensa che mi sono letto perfino L'invitation au voyage di Baudelaire, autore che da giovane mi faceva venire quasi l'orticaria tanto mi risultava incomprensibile quella patina di decadenza disperata che trasuda dai Fiori del Male.

Cesira lavora in una postazione allestita in camera da letto, reclusa e lontana, fiera della sua stampante, è operativa quasi come in situazioni normali. In effetti, questa cattività germofobica spinge a stare al pc per ore (benedetti i 100 Gb!) e lavoriamo senza risparmio sia per passare il tempo sia come forma di "piccola" resistenza morale al virus: non ci hai cambiato e infatti non abbiamo spostato uno che sia uno fra impegni e appuntamenti.

Sara ci lascia fuori dalla porta un pacco di pasta integrale decorticata Sgambaro (non plus ultra!) e un ragù di verdure. comincio ad avere l'incentivo perverso di dire a tutti che siamo positivi fino ad aprile! Guardo la storia della Banda Gotti con John Travolta su Rai 4 fin quasi alla fine, misuro la temperatura (36.8), a nanna!



 

Friday, November 27, 2020

Covid 2km/h

Bollettino del giorno 5: ho  28384.36 MByte di traffico residuo, mi sveglio alle 6.00 con 18.8 C dentro e 0 C fuori, apro le finestre, arieggio, guardo Sirio a sud-est (è luminossissima all'alba, credo sia lei ma non sono un esperto e potrei anche dire una fesseria). Noi stiamo bene, con la sensazione di essere un po' sul filo, in attesa sospesa di avvertire sintomi più intensi che per ora non ci sono. La fatica è stare sempre in quadranti di casa diversi.

Suona il campanello, "una raccomandata da firmare", scendo in mascherina che è indossata anche dal postino, firmo mantenendomi a distanza, mi immagino che sia una qualche comunicazione dei servizi di prevenzione. Poi vedo "verbale di violazione del codice della strada", è una multa! Ma come? Guido ogni morte di papa... E Infatti, capisco che in una di quelle volte ho superato il limite di 2 km/h, sulla Romea, in comune di Mira, quando il limte era 70. posso pagare 60 euro e mi fanno lo sconto se lo faccio presto. (a dir la verità andavo a 77 ma mi hanno dedotto 5 km/h di tolleranza, resta un misero 2 Km/h). Realizzo che stavo andano a Campagna Lupia a fare una serata di educazione finanziaria. Per qualche motivo non m'incavolo nemmeno e, anzi, trovo il lato divertente di questa precisissima infrazione, 2 km/h, wow, una cosa da Tom Slick... Sorrido anche sul fatto che dico sempre che l'educazione finanziaria fa bene: sì, basta andare a piedi o coi mezzi! È anche il giorno dell'intervista a Radio Ca' Foscari in cui provo a parlare d'incertezza e articoli sul Sole 24 Ore. Tutto ok, se non fosse che dimentico lo streaming acceso e sento in cuffia tutto ripetuto con qualch secondo di ritardo, una specie di suk sonoro in cui fatico a tenere il filo e mi tocca concentrarmi per distingure la voce in diretta da quella che arriva ritardata qualche secondo dopo. Un bell'esercizio di sdoppiamento audio-mentale in diretta.

Veniamo a sapere che anche Luciana e Lorenzo sono positivi, cerchiamo di capire senza riuscirci chi ha infettato chi e quando, boh... Anche loro con sintomi minimi o assenti e anche loro ormai da giorni applicano spaziature feroci e rigore estremo.

Sara ci commuove quando ci manda un messaggio e ci dice di andare alla porta, troviamo due centrifughe e le brioches, "Ho pensato che le vitamine vi fanno bene". Ma fa anche meglio sentirsi coccolati e presi in carico dai vicini! 

Vado a dormire, 37 di temperatura e qualche brivido di freddo. mi conficco sotto la mia coperta doppia sul divano. Alè!

Thursday, November 26, 2020

Covid 4

Scendo dal divano, 19.2 C in casa e -1 C all'esterno, mi domando perché do i numeri ogni mattina... senza facili ironie, credo sia un modo per ancorarsi alla realtà e smussare la volatilità del mondo e delle sue interpretazioni sempre fluttuanti. E allora, visto che ci sono, oggi mi restano 35980.69 MByte di traffico, constato che consumo più del solito ma ne ho a sufficienza per arrivare a fine novembre.

La giornata è allietata, e non scherzo, dalla telefonata alle 11.45 del dipartimento di prevenzione dell'AULSS 2 di Treviso. un simpatico operatore, SM, prende atto del tampone positivo di Cesira, raccoglie i dati, appronta i contact tracing (siamo 3 gatti già auto-isolati da giovedì scorso). È una cosa bella, che prova che protocolli e organizzazione possono aiutare a limitare i danni, arginare una pandemia richiede anche tanto lavoro amministrativo e la fatica di stare al telefono per ore coi positivi, contatti, familiari... prova anche che non tutte le strutture stanno affogando. i giornali, ad esempio riferendosi alla Lombardia, da settimane riportano che il "contact tracing" è saltato e anche di recente ho sentito racconti di prima mano del disfacimento della capacità degli ospedali friulani di prendere in carico le persone in tempi umani (e, fatenelo dire, non è una cosa che ti aspetti dal Friuli!).

SM ci dice, quasi con empatia, di stare separati, di tenere la mascherina, di non dormire insieme, di mangiare distanziati. poi aggiunge che "manca poco, dai!, sono solo 5 giorni" alludendo al fatto che se riusltiamo negativi al tampone del 30 novembre dal primo di dicembre siamo liberi.

stiamo "bene", qualche mal di testa (ma magari ci veniva anche prima!), Cesira a tratti ha umore atrabiliare e ha definito "captivity" questo periodo rispondendo ad amici svedesi che hanno scoperto la notizia della "nostra" positività sui social . sorrido nuovamente guardando ai tortuosi percorsi di vicinanza e ai legami che la rete ti consente di mantenere vivi. Maria con google translate ha saputo di noi e ci ha scritto da Stoccolma, wow e tack! Ci sono sicuramente montagne di spazzatura online, cose certamente criminali e tentativi aggravati e continuati di inquinare con fake news il dibattito e vellicare i peggiori istinti (cose alla Trump, per intenderci). Eppure, mi scalda tanto il cuore vedere come la rete offra anche sprazzi di amicizia variopinta e avvolgente (nonostante gli errori comici del traduttore di fronte alla blog-lingua che campeggia in questi post)!

Wednesday, November 25, 2020

Covid 3

Giornata che fila via quasi normale, forse ci si abitua a tutto, divano compreso. Sveglia alle 6.00, temperatura 18.9 C dentro e -1 C fuori, solita routine di preparazione per yoga breve dalle 7.00 alle 7.30 (ma finiamo sempre dopo). Colazione e poi via con un po' di lavoro e email, tante e senza sconti nonostante la quarantena.

La cosa veramente bella è l'onda di affetto che mi arriva dagli amici che hanno visto blog e social. Il primo messaggio è di JLuke, mi scrive sul messanger che l'hanno preso tutti in famiglia e che lui, il vecio, lo ha patito parecchio ed è ancora in attesa di uscirne per bene. È un fiume di amici, Monica, Francesca, Roberto, Susi per citarni alcuni e in qualche caso è una corrente carsica che riemerge dopo mesi sotterranei in cui non ci siamo sentiti. Ma è sempre così, ci sono persone che ti raggiungono quando serve e ovviamente non conta se quando non serviva non c'erano. Grazie!

C'è poco da aggiungere sul fronte medico-scientifico: tengo la mascherina che tende a farmi diventare le labbra tumide quando me la tolgo, mi monitoro con attenzione olfatto e gusto, tutto bene, prendiamo due aspirinie con vitamina C al giorno tanto per dire che prendiamo qualcosa, asciugamani separati, arieggio quando posso e alle 6.00 di mattina il ricambio d'aria frizzante che entra dall'esterno si sente bello dritto, se non fosse comico direi che rischio di prendermi un'influenza!

Mi sento fortunato, altri hanno patito le pene dell'inferno, ma per ora tutto fin troppo facile.  e non essendo scarmantico non ho problemi a dirlo e, se le cose cambieranno, non sarà stato di certo perché ho sfidato la sorte con un rigo su un post.

Forse c'è un'altra cosa rilevante, almeno per uno come me: aiuto Lorenzo, che è in quinta liceo, con lo studio di funzione e ci spariamo un "traccia il grafico di $$f(x)=|3^{|x-1|}-3|."$$Su Gmeet, fra i soliti "mi senti?", "vedi quello che scrivo?" ci mettiamo quasi un'ora, sono pur sempre moduli nidificati, è una rogna se non usi scorciatoie da geek affinate in decenni, tre punti angolosi, una simetria "spostata"... 5 pagine di pdf dopo riemergiamo con un po' di soddisfazione e vien fuori comunque un grafico che somiglia a quello che fa WolframAlpha.

Penso che certamente la maggior parte dei miei studenti del primo anno farebbe una fatica boia a disegnare quest'andamento dopo il corso base di Matematica e sono sempre sorpreso di quante perle intellettuali uno metta in bisaccia in un buon liceo... Alla prossima. 

 

Tuesday, November 24, 2020

Covid 2

La temperatura è scesa fino a 18.8 durante la notte, mi sveglio alle 6.00, come di norma, dopo aver dormito in salotto, piccola dose di frutta e yougurt e un the verde prima di yoga dalle 7.00 alle 8.00, io con mascherina sul mio tappettino.

Penso (ma era considerazione già fatta in passato) che la mascherina ti obbliga a un uggiai potenziato e sanitario che ti fa apprezzare i piccoli grandi movimenti del respiro, se non lo capisci con la pratica lo senti col lembo ti tessuto che comprime inspiro e espiro e li rallenta quel tanto che basta, anche appannandoti gli occhiali, per darti grande consapevolezza. Cristina ci tiene, come sempre, su un bel binario per un'ora che pare sempre volare. Colazione. Riunione per un esoterico tentativo di PRIN con Emanuela e Stefania.

Poi schizzo a Riese, sul filo dell'evasione dalla auto-quarantena che ancora per poco non è obbligatoria, per prendere stampante, fascicoli e raccoglitori per Cesira, un saluto distante, veloce e giardingo a Luciana, un "ciao" detto con la porta della camera chiusa a Lorenzo. Poi via verso il centro di medicina di Villorba, dove ho prenotato il rapido alle 12.50, nell'ultimo tratto mi faccio aiutare dal navigatore di google maps che ti fa sempre fare stradelle attorcigliate come bigoli in salsa in una campagna accecata da un sole invernale tanto basso quanto potente.

Provo a pagare con un biglietto da 50 euro ma l'infermiera mi ricorda che non li scarico se non uso i mezzi di pagamento elettronici, ok bancomat. una signora stagna e professionale mi conficca parecchio in fondo il cotton-fioc in una narice, ancora mi sgrendono le fibrille e poi mi dice "fra un quarto d'ora so il risultato, esca e se è positivo le telefono subito. sennò si scarica il referto domani''. Come? Le chiedo se devo "bagolare" nei paraggi all'esterno per 15 minuti? Categorica: "si". sono le 13.00 e devo passare il tempo in un altro parcheggio (come ieri al tramonto, bella coincidenza di questi covid days). con andamento peripatetico mi guardo la vetrina della Sparkasse, IperCeramica e Wall Street English, poi vedo che c'è la sede della Pinarello, la Harley Davidson della bicicletta nostrana. ma dev'essere una sede operativa / organizzativa dato che di bici da 10000-12000 euro nemmeno l'ombra, proseguo e vedo un "doctor glass" che ripara i parabrezza delle macchine e un sushi restaurant figo da cui esce uno della mia età con fagotto take away. mi sono allontanto di 200 metri, bordeggiando questo complesso stracolmo di attività commerciali che trasuda nord-est a lato di Viale della Repubblica, sono le 13.11 e stimo che se torno lento solitario y final alla 500 saprò se sono positivo o meno. lemme lemme arrivo, apro premendo il pulsante sulla chiave, salgo in macchina, sono le 13.16, non ci credo troppo e mi avvio verso casa telefonando per dire di buttare la pasta. ma la telefonata, quella che ti dice in anteprima che sei positivo, non arriva. sono nel ramo else della tipa dei prelievi: se ti telefono sei positivo; altrimenti scaricati il file e arrivederci.

Sono negativo (avrò conferma formale con referto pdf con sms alle 17.06). nel corso del pomeriggio due riunioni gmeet, non sia mai visto il periodo, in cui do la notizia a Marco, incredulo forse come me. Eh sì, perché il punto ora è se riuscirà il nostro eroe (chi?) a rimanere negativo vivendo insieme a una positiva per 10-12 giorni senza nemmeno poter uscire adesso che Cesira ha pure la conferma del molecolare.

Viviamo in una bella casa luminosa e "ampia" ma è in sostanza un open space con bagno unico, non sarà semplice distanziarsi. mi calco la mascherina sul setto nasale, a mo' di casco da motociclista, che altro posso fare? Sono curioso di sapere se il mio (ipertrofico? non troppo!) sistema immunitario ce la farà. per addormentarmi (rigorosamente sul divano, ci mancherebbe!) camomilla e linee guida del New England Journal of Medicine (really posh!): preoccupati se hai tachypnea (più di 30 respiri al minuti) o saturazione sotto il 93%... stay tuned!

Monday, November 23, 2020

Covid 1

Quel po' di mal di gola e lieve raffredamento spinge Cesira a prenotarsi un tampone rapido per l'indomani. poi però ci danno una dritta e troviamo un laboratorio a S Zenone che ci dice che ce lo fa se arriviamo prima delle 10.00. Let's roll, Cesira parte alla massima velocità per arrivare in tempo. Sto al telefono con lei spesso, per darle indirizzi e guidarla mentre solca la provincia e io vedo google maps. Questo è l'inizio del giorno 1.

Già perchè alle 10.30 arriva la notizia della positività... I puntini catturano il fatto che non è semplice descrivere quel che succede nella mia testa. Proverei a definirlo uno shock calmo, nessuna sensazione di panico o paura ma via via la realizzazione che è un casino, che bisogna avvisare, predisporre, convivere anche col vago senso di colpa di esserselo preso e, magari, di averlo passato ai familiari.

A dir la verità non me lo sono preso io, non c'allarghiamo, ma tendo a dare per scontato che non posso che essere anche io sull'ottovolante della positività visto che marito e moglie, se non sono una coppia moderna come Donald e Melania, tendono a stare parecchio vicini.

Telefoniamo di qua e di là, mamme, fratelli, sorelle per informarli della notizia del giorno. Saggiamente Eman mi ammonisce di non fare il tampone per evitare che sia sancita la mia positività col rischio di "andare nel penale" se mi muovo o se mi fermano. Cesira prenota il molecolare, parla con la sua dott.ssa di base, parole saggie, dice di non fare nulla, non le propone nemmeno di fare antibiotici e cortisone che ho letto da qualche parte dovrebbero essere l'abc della cura. Si reca poi in dogana, fa tampone di conferma in poco più di un'ora fra andata, test e ritorno, adesso basta attendere un giorno i risultati

Telefono e mi prendo il posto per il "suo" tampone rapido alle 12.50 del giorno 2, tanto per sapere anche io se... sapere cosa non lo so: avvisare Marco e Daniela, ad esempio, con cui sono stato giovedì o mamma con cui ho fatto un'ora di macchina mercoledì.

Ritrovo lucidità: fino alla conferma di domani non sono ancora certo di essere entrato in contatto con una positiva e decido di fare la spesa, preparando una robusta lista di cose da mettere nel carrello, Eurospin, 92 euro, è il nuovo record mondiale (per me), circa il doppio dell'ammontare settimanale (e, infatti, ad occhio ho cercato di comprare tutto doppio per avere vettovaglie e verdura fresca per una decina di giorni). esco e non riesco, nonostante sia sul parcheggio di un supermercato di periferia, a non rimanere con la bocca aperta per un tramonto incendiario (che ha spinto anche sua santità Luca Zaia a fare un tweet). punto al Conad (è una storia lunga: certi prodotti vanno meglio di là, c'è poco da fare e, in un certo senso, queste sono provviste a lungo termine). Mi fermo in edicola e prendo il "Corriere" col pezzo di D'Avenia. Devo comprare brioches di ultima istanza alla S Ambrogio ma è proditoriamente chiusa. non demordo, in fondo per una quindicina di giorni mi attendo carestia, e mi fermo anche "da Francia", 4 fra pastine e croissant e una pizzetta per me.

Tengo la mascherina anche in casa, come la coperta di Linus da adesso non la mollo più, mi pare che sia un modo per scambiarci meno carica virale. fra l'altro la porto solo io, Cesira ancora pare un filo sfusata e non la mette anche se, in fondo, la rapidamente positiva è lei!

Mi faccio il letto sul divano, stendendo le due lenzuola e lasciando la coperta piegata doppia che sto bello caldo, camere separate per colpa del covid. domani è un altro giorno. ma forse dovrei dire da domani saranno altri giorni!

Monday, November 16, 2020

Road to (no)where?

Sono le 18:21 e questo sarà un post adrenalinico, di quelli che ti vengono (anche se ci penso da un paio di giorni con qualche lucidità) per la cattiveria di non farti prendere per sfinimento, andate in mona ma adesso scrivo per sopravvivere metaforicamente in un mondo lavorativo il cui senso è evaporato fin troppo.

Sarà colpa della pandemia ma a furia di zoom, gmeet, virtualità, email per ore e ore, video per ore e ore, tastiera per ore e ore mi girano le eliche vorticosamente: che cosa ci faccio io qui? In realtà ho tradotto Chatwinianamente un più padano "che cavoeo sto a far tuto il dì?", visto che se pur lavori come un negher quando t'azzardi a fine giornata a guardare indietro, a mo' di esame di coscienza del proletario, ti sorge il rovello di sapere che cosa hai fatto veramente tutto il giorno.

Eh sì, perché uno si chiede come mai, dopo che la collettività ha investito su di me e, temo, su migliaia di altri docenti, valanghe di euro per decenni in formazione, stipendi, miglioramento del capitale umano, io passi le giornate su email, piattaforme, video-riunioni interminabili, questioni asfissianti di forma senza sostanza, scadenze, procedure, moduli, email (l'ho già detto, scusate, ma ne arrivano così tante da creare un'ansiosa ripetizione) email, email... 

Vedete, se pensate che mi dovrei dare una calmata perché scrivere email e dintorni tutto il giorno è un lavoro come un altro, ebbene no cicci belli! Io dovrei anche fare didattica e ricerca, sono pagato, mi sento pagato -forse lo devo alla collettività, forse lo devo a me stesso- per insegnare, ascoltare gli studenti, studiare a mia volta e fare ricerca, scrivendo qualche buon articolo scientifico ogni morte di papa. Ma quando mai? La maggior parte di noi docenti ormai vive gli studenti come un ostacolo, una cosa che si frappone fra te e la necessità di provare a pubblicare e poi rispondere a decine di richieste, dare informazioni, stendere report amministrativi, rendiconti, relazioni, lettere di referenza, riempire moduli di missioni, di disponibilità, di indisponibilità, di acquisto, di rimborso. e avanti con autorizzazioni, delibere, consultazioni e così via. E gli studenti? Quali? Quelli che vorrebbero avere un docente decente con la testa sulla lezione e si trovano davanti invece un UFO, oggetto umano non ben identificato, che fino a due minuti prima e due minuti dopo la lezione pensa a tutt'altro e scrive quintali di "boiate" finto chic in email e piattaforme fino a quando la vista si sfoca davanti al video?

E la ricerca, il sogno di ogni giovane che ama la scienza? Quale? Quella che dovresti fare per una quota consistente del tuo tempo? Non pervenuta, mi spiace, rarefatta al punto che mi domando "ma quand'è l'ultima volta che ho studiato e pensato seriamente a un problema?" Boh... ma almeno hai scritto tanti email "urgenti", mi vien quasi da piangere solo a pensarci.  

Sono le 18.46 e mi sono un po' sfogato. In fondo scrivo per questo, l'oppio inchiostrato dei blog per resistere a un andazzo che non mi piace e che, certamente, è andato peggiorando negli ultimi anni (lo so, non ridete, è dai tempi di Cicerone che tempora e mores vanno sempre peggio!) Ma l'università ha preso una piega in cui fatico ad arginare la tracimazione di scartoffie (virtuali) che travolgono i veri motivi per cui questo è un lavoro fantastico: insegnamento e ricerca. E a dirla tutta anche i compiti organizzativi, se te li lasciano fare bene, danno soddisfazione e contribuiscono a un mondo migliore. Ma come czzrla si fa a fare bene qualsiasi cosa se i neuroni ballano impazziti in un frullato continuo di email tamburellanti, adempimenti vari, moduli, telefonate?

Ispirato dal brillante "Dear Data", un giorno della settimana scorsa ho deciso di appuntarmi (più o meno) tutti i pezzettini di una giornata abbastanza standard. In altri momenti avrei forse fatto altre cose ma il succo credo sia lo stesso. Ne è uscito questo elenco di dati "reali", in cui ho inserito qualche iniziale per non implicare colleghi e collaboratori che si potrebbere bene riconoscere. E un micro-campione senza significato statistico (Francesca inorridirebbe!) ma con parecchio significato per me. Se proprio non v'interessa farvi gli affari miei, scorrete pure in velocità, credo che il messaggio passi forte e chiaro anche senza i minuti dettagli dei miei rapporti coi CUP della provincia:

9:18 controllo banda consumata
9:21 email a C
9:30 email a M
9:32 email ad A
9:36 registrazione esami
9:41 risposta a T
9:48 email organizzativo per corso
9:58 email E articolo media
10:01 WA C per mandare email (WA sta per whatsapp)
10:01 WA collega
10:03 email interlocutoria "aspetta un attimo, non ho tempo"
10:21 lunga telefonata con R per laurea su zoom
10:31 email a laureanda per zoom
10:34 inizio aulss 2
10:38 fine "non ci sono operatori", la richiameremo
10:44 email per lettera di referenza (interlocutoria)
11:06 fine richiamata per visita (senza esito)
11:21 sono stato 15.01 minuti con operatrice gentile di CFranco, prenotato!
11:25 studio lettera per V
11:35 chiamata di C
11:54 rientro da caffè
11:55 WA con P
11:58 email F per commissione online
11:59 WA con P
12:35 fine stesura lettera referenza per studente bravo
12:42 prima reference spedita
12:56 seconda reference spedita
12:58 lettera di conferma referenze a V
13:39 finita la pausa pranzo, contatto WA infermiere per vaccino
13:46 cancellazione appuntamento esami sangue
13:51 email a G
13:57 email a G (è un altro!)
14:08 partita veloce a bkgm, vinta! (sono i primi segni di cedimento...)
14:16 revisione partita che mi ha portato a 1790 fibs
14:23 email organizzativa a C
14:28 letto email per distinguere urgenze da altro
14:36 finisco di bere una tazza di the 
14:38 email a G e C
15:19 email a B per seminario settimana seguente (con pausa)
15:33 inizio lettura paper di X 
15:36 email a Z
15:54 telefonata di C mentre leggo paper
16:29 finita tazza di caffè che mi sono fatto e 6 pagine di paper (7 minuti l'una)
16:32 sospendo tutto e mi metto a fare i piatti
17:00 finiti i piatti (mentre ascoltavo il tg3 delle 16.45)
17:20 mi distraggo cercando "Trieste, verde bianco e rosso" su raiplay
17:21 torno al paper, è buio e fra mezz'ora devo "presentare" a un webinar
17:35 email di D con bio, mi vesto
17:43 studio le bio di B e di G
18:05 inizio dopo che E ci ha ammesso online
19:15 esco dal webinar e...
19:30 a tutta manetta preparazione e collegamento per fare pilates (e fine della giornata!)

È un giorno come tanti altri ma come diavolo avrei potuto fare qualcosa in questa "normalità"? La qualità richiede concentrazione, la scienza richiede dedizione che rasenta la ferocia e la cura dei propri e altrui pensieri richiede attenzione. E invece il rumore di fondo di questa sequenza mi pare oggi e mi è parso allora distruggere ogni speranza sotto i colpi di un multitasking selvaggio e un fiume di distrazioni e cambi di fronte (cose che fra l'altro sono note per essere deleterie, produrre errori e inquinare le idee, come c'insegna Spitzer in "Demenza digitale").

Questa deriva non è una novità e, ad esempio, Ben Martin nel 2017 in una rivista che discute temi manageriali relativi all'innovazione scrive:

In recent decades, many universities have been moving in the direction of a more hierarchical and centralised structure, with top-down planning and reduced local autonomy for departments. Yet, the management literature over this period has stressed the numerous benefits of flatter organisational structures, decentralisation and local autonomy for sections or departments. 

Già: negli ultimi decenni abbiamo diretto l'università verso modelli centralizzati e gerarchici... con controllo top-down attuato con continue raccolte di dati su piattaforme, monitoraggi, valutazioni semi-automatizzate... nonostante la letteratura manageriale sottolinei i grandi benefici di strutture organizzative orizzontali snelle e decentralizzate...  Trovate l'articolo a questo link e sono debitore a Pia di avermi segnalato un paio d'anni fa un altro approfondimento in cui si segnalava la stessa cosa: i docenti fanno sempre meno quello che t'aspetti da loro (didattica e ricerca) e passano sempre più tempo affacendati in altri compiti e compitini para-amministrative e meta-burocratici.

Al tempo si pensava che il tema di come fermare questo processo potesse entrare nel dibattito per l'elezione del nuovo rettore. Poi l'elezione si è svolta in un'atmosfera surreale, con dibattiti online per colpa del covid-19 e scarsa discussione di temi di ampio respiro che pure trovavano posto nelle piattaforme dei candidati migliori. Alla fine dopo 6 anni di un omino perennemente in nero abbiamo eletto la sua vice, sigh...  pazienza, fatta una papessa se ne fa un'altra (fra sei anni).

Ritengo però che non si possa attendere oltre per ragionare e provare a cambiare qualcosa nell'organizzazione del lavoro per limitare lo strapotere di queste che gli ingegnieri chiamerebbero "correnti parassite". Non sto dicendo che è semplice e probabilmente il ricorso a strumenti informatici è stato ulteriormente e definitivamente acuito nell'emergenza sanitaria; forse io sto invecchiando e non reggo più i ritmi di lavoro di un tempo; forse il continuo sottofinanziamento del sistema universitario rispetto agli altri paesi europei sta presentando il conto ("meno persone e finanziamenti = meno servizi e più lavoro per chi resta"). 

Credo che si potrebbe tentare anche qualche aggiustamento interno: abbiamo il dovere di tagliare diversi processi kafkiani e semplificare questa boscaglia di richieste e raccolte dati, posso anche accettare che il carico extra-didattico ed extra-scientifico sia aumentato, forse fa parte dello zeit-gest. Ma si potrebbe riorganizzare il supporto amministrativo ai docenti creando gruppi in cui, ad esempio, una risorsa dedicata è parte di un team di 6 docenti affini per interessi o settore (per fissare le idee pensate a un ordinario, due associati e tre ricercatori/post-doc), in modo che questo manipolo di 7 persone possa interagire al suo interno e contare sull'aiuto di una persona del PTA che aiuta a sbrigare la mole di compiti "extra" che sarebbero richiesti a tutti i membri del team.

È solo una proposta da blog e sicuramente se ne possono fare di migliori. Ma credo che sia ormai ineludibile sterzare e cambiare strada per tornare a dare la sacrosante priorità ad attività centrali e focalizzarsi sul miglioramento della didattica che ormai sta diventando di esilità preoccupante tanto è schiacciata da altre incombenze. 



We're on a ride to nowhere
Come on inside
Takin' that ride to nowhere
We'll take that ride

(Talking heads)