Saturday, June 03, 2017

In Giro fino a Foza

Senza Elena mai avrei pensato di fare la salita di Foza a questo punto della stagione, solo 150 km nelle gambe e la netta consapevolezza che era troppo presto per le "grandi'' salite che, quando mi va bene, faccio a fine stagione. Ma la sua gentile e tenace insistenza e l'occasione dell'arrivo del giro alla centesima edizione alla fine mi hanno convinto e, nonostante numerose defezioni, siamo partiti alle 9.30 da Riese (avremo il lusso dell'auto al seguito con Cesira, Lorenzo e Stefano a portare la pasta fredda e i rifornimenti).


Elena pesta sui pedali in una giornata perfetta, calda-fresca, luminosa e celeste.  Fatico a tenere il suo passo mentre zigzaghiamo verso Bassano, nord-ovest-nord-ovest, Romano e finalmente Pove del Grappa.  Qui c'inseriamo nel percorso dei corridori che scendono dal Grappa, è un tripudio di striscioni rosa, scritte, festoni, coccarde, installazioni varie a forma di bici.  È facile lasciarsi contagiare dall'entusiasmo per l'arrivo della corsa ed è un gusto sentire che, per un giorno, i padroni di casa siamo noi ciclisti e le auto se la mettono via e portano una pazienza infinita con tutti questi che instasano le strade in doppia e tripla fila.
Se pensate che sia uno scherzo, provate pure!
Fermata per caffè e bottiglia d'acqua fresca a Valstagna, alla "solita" Gelateria Da Gino. Poi partiamo su per la salita ed è uno spettacolo nazional-popolare con rotoli di ciclisti di ogni età e foggia. In questo periodo devo essere sensibile a queste manifestazioni di massa, ho appena scritto un post sull'adunata che si è conclusa da qualche giorno. La Valstagna-Foza è una strada bella e stretta a strapiombo che in 14 km ti fa salire da 150 fino a 1090 metri, finora l'avevo fatta due volte in mountain bike parecchi anni fa. Fino a metà salita vado più o meno alla velocità di Elena che va su agile e mulinando in apparenza senza sforzo. Fra le decine di altri scalatori inquadro Filippo, mi supera due volte, lo riprendo e lo risupero a singhiozzo, poi mi ripassa e questa volta definitivamente. Sale alla velocità di Elena ma io a metà salita, all'Osteria Piangrande, di colpo non ne ho più e da quel punto salgo lento, turistico y final, direbbe Soriano. È un bagno di realismo e umiltà, sospettavo che alla mia età una salita come questa non s'ha da fare con poco allenamento. E pensare che, un po' alla Lucio Dalla, "penso a grandi imprese, a una tailandese", speravo di fare il reverse split come il leggendario Eliud Kipchoge: prima parte più controllata e seconda più veloce dando fuoco alle polveri. Bene: la prima parte l'ho fatta ma -sfiga- proprio quando era il momento di accelerare per poco non mi fermavo e alla fine arrivo in cima quasi 10 minuti dopo Elena e Filippo. Sempre Dalla: "ma l'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale". Appunto! Cronometraggio non ufficiale un tanto al chilo: 1 ora e 10 minuti.
C'è gente che era più provata di me... ma magari era il post-prandiale!
Il matematico-allenatore che è in me attacca con le considerazioni "macro"-filosofiche: i km che hai messo sul contakilometri contano, le salite vanno rispettate, chi si allena (Elena) o è in forma (Filippo) vanno su che è una meraviglia; gli altri si devono allenare di più o... entrare in forma! Elena aveva attaccato bottone e i vicentini Filippo, Marco e Carlo si sono fermati a mangiare con noi, avevamo vettovaglie per un plotone! 
Chi l'ha fatta in bici è qui!
Verso le 16.00 ci mettiamo a bordo strada a vedere passare la carovana e poi Kiryienka e Pozzovivo ventre a terra con una dozzina di secondi su Nibali and co. Vedo la maglia rosa di Quintana, come sempre è un attimo dato in quel tratto la strada "spiana" (ehm, si fa per dire, per un normodotato sarebbe ancora salita...) e passano come proiettili.

La coppia Kiryienka - Pozzovivo a tutta e zio Nairo, "Annibale"  e compagnia all'inseguimento.
Anche il ritorno ha la sua poesia: un fiume di ciclisti scende per i tornanti, vari fra quelli che ruzzolano a valle sono fuori di testa e, magari senza casco, pennellano le curve come a Indianapolis. Mi auguro di ritrovarli in salita quando sarò in forma, che pareggiamo i conti e ripeto il mantra del ciclista yoga "se cadi in salita non succede un cazzo ma in discesa, se va bene, sei rovinato!". La picchiata resta godibile, salutiamo Filippo, Carlo e Marco, che è arrivato con le mani rattrappite a furia di (cercare di) frenare la sua mountain bike pesante come la morte! Grazie ragazzi, alla prossima!

Io ed Elena voliamo verso Riese, è una bellissima serata, è stato un trionfo, morale a 1000, scalatori per un giorno, W il Giro del Centenario! Elena va talmente forte che, letteralmente, non riesco a darle un cambio, non uno, non pervenuto. Maschio alpha a cuccia, ciapa su e porta a casa...

[La tappa era la Pordenone-Asiago del 27 maggio 2017. Alla fine Kiryienka e Pozzovivo li riprendono e la volata a 5 la vince Pinault. Io c'ero! Per colpa di Elena sto rimettendo gamba, così magari la prossima volta andiamo su insieme. Oggi giro sul Montello con passaggio alle 12.00 a S. Croce del Montello, sono stato trafitto da un momento serendipitoso: il carillon della chiesa con "Il Piave Mormorava" (Canzone del Piave). Non vi sto a spiegare tutto, commovente e basta!]



1 comment:

Ram Yadav said...

Nice your post.
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