Tuesday, September 19, 2023

MFW 2023 e piñacoteca

Bon, sono a Milano, 18.45, il Frecciarossa è puntuale come la morte. Qualche riga sulla città, poi un giro alla Pinacoteca di Brera e, infine, Milano nuovamente. 


Dopo un viaggio tranquillo e confortevole in area silenzio, decido di andare a vedere Brera. Ci avevo provato tante volte, quasi sempre il lunedì quando è chiusa e mi era rimasta la voglia. Salgo sulla M1 fino a Lanza, sguainando la carta di credito senza dover nemmeno fare il biglietto (cosa che trovo sempre avanti anni luce rispetto alla carta Venezia). Intanto mi guardo i cartelloni della MFW 2023 dal 19 al 25 settembre. Ma come mai quasi tutte le volte che capito qui c'è la Milano Fashion Week, con tutto il suo glamour (?) e questa profusione statisticamente sospetta di stangone mirabili, alte e magre, spesso con canottiere ascellari e short inguinali a coprire miracolosamente il minimo che serve? Ma fate la week un mese sì e uno no?   



Il tempo di capirmi con Google maps e cammino fino alla Pinacoteca, dove stanno facendo lavori. Sono in un palazzo monumentale, accolto sullo scalone da una statue di Cesare Beccaria, che non sarà una star ai tempi nostri ma cattura quell'essenza meneghina che ha reso questo luogo una capitale. L'ingresso è popolato di statali che mi danno l'impressione di essere vecchio stampo, dato che per lavorare lavorano ma non mi sembrano affannati per nulla, sempre in coppia, così se uno risponde al viandante che chiede info, l'altro controlla che dica giusto. Mi indicano l'armadietto per il trolley, cauzione 1 euro, pago il biglietto, 16 euro, "posso andare in bagno?", ok ma è fuori, "ci vada prima di entrare che poi una volta dentro non si esce più", ah va ben, sequestrato. Il bagno non è un orgoglio del bel paese: piccolo (e siamo in uno dei più bei musei del mondo), sgangherato, senza sapone, asciugamani ad aria calda che non funziona, le piastrelle come un gruviera di buchi da ex-viti a pressione per accessori che si sono tolti e ri-tolti... mi dico che è una strana partenza: sono a Milano, mica allo Zen, a Brera, e trovo personale "affaticato" e bagni da terzo mondo, c'è qualcosa che mi sfugge? Comunque sono qui per i quadri, mi bevo un caffè, 2 euro, e parto senza riuscire ad orientarmi immediatamente. Chiedo a un custode che mi risponde burbero che non ho un capito un accidente (!), mi stanno per girare le eliche ma intuisco che sotto sotto c'è della stoffa. Mi guida per manina fino a una mappa murale, "parta dalla sala 1 a sinistra, poi prosegue con la 2 e quindi 3, 4, 5, 6, Mantegna e poi..." Vedete che era sveglio, si parte dal numero 1, non dalla XIV come avevo fatto io, e si fa il giro giusto in modo che il sito su cui mi illustreranno i 10 capolavori possa seguire il percorso all'uopo deputato. Si parte dall'1 e si arriva, fate caso al XXXVIII, fine. Altro che fantasia, qui siamo a Brera! 
Il Cristo di Mantegna

Bellini 1, Madonna.

Bellini 2, Madonna.

Ok, mi hai convinto e da qui comincia la riscossa. Mantegna e il suo Cristo steso e scorciato in una rigidità che gronda sofferenza infinita  e poi Bellini e le sue madonne e poi Cima da Conegliano e la Madonna, Piero della Francesca (con madonna), Raffaello (madonna, non mi dire!), Hayek...  è una sensazione ubriacante, penso che è il mio modo di avere una sindrome di Stendhal a puntate (beh, pressapoco!). Non ci sono tanti visitatori e le opere sono godibilissime, per un attimo penso che le boutique sono piene e le gallerie no ma è un attimo. Forse non siamo nemmeno pochi, visto che le sale sono enormi, grandiose, mi ricordano le Gallerie dell'Accademia di Venezia per architettura e stile, forse tutte queste istituzioni sono nate come esposizioni riservate agli studenti dell'accademia e c'era un format che ho visto in laguna e rivedo a Milano. Mi fermo davanti ai 10 capolavori, smanetto sull'Iphone e parte la descrizione dell'opera, letta da una voce professionale e armonica (anche se non suggestiva come questa di Beltramini nella memorabile audioguida di "Manuzio", proprio all'Accademia). 

Il numero di quadri o autori "veneziani" è impressionante: vi ho già detto di Bellini e Cima ma mi ascolto la storia delle reliquie dell'evangelista Marco di fronte a Jacopo Robusti "Tintoretto" e poi Canaletto e chissà quanti me ne dimentico oltre agli oriundi Tiziano e Canova. Se ci fosse la nazionale dei veneti saremmo primi nel medagliere e se questa frase non suonasse leghista sarebbe pure meglio! Sparsi per le sale ci sono anche Picasso e Braque, "Brera mai vista" mostra infatti, in vetrine vetro e rete metallica disegnate da Sotsass, quello che tengono in deposito. Compaiono pure i tubi innocenti in due ambienti enormi in cui ricostruiscono il restauro dei pezzi che necessitano di una remise en forme. 


Nell'ultima sala c'è il "Bacio" di Hayek: possiamo anche discutere se possa stare nello stesso campionato di prima, ma c'è la fila per vedere l'ardore del soldato in calze rosse e giubba verde (come il tricolore) che bacia la sua dama in vestito blu con lampi di luce bianca (come il tricolore francese). Il quadro è ormai un'icona pop, usata anche dai morosi, e abbiamo scordato la valenza politica risorgimentale, potenza dell'arte senza tempo che dice sempre qualcosa, anche se magari è diversa da quello per cui era stata pensata. Il "Bacio" poi attira anche rotoli di custodi dato che l'allarme suona senza motivo a lungo, "Guarda cha Hayek suona anche se nessuno si avvicina..." si dicono al cellulare, aumentando ancora il numero di operatori che arrivano e  strapazzano un aggeggio dietro al cartellino senza gran successo, lui continua a fischiare a intermittenza infischiandosene di tutta la baraonda intorno. 

Bacio e abbracci!

È quasi ora di andare, Luca mi aspetta a Moscova verso le sette e un quarto e mi tocca ammettere che Brera è una meraviglia. lo dico perché si può e si deve passare sopra ai lavori in corso, al look inizialmente svogliato di qualche elemento del personale e a una latrina penosa (fuori dal museo, a dir il vero era in corridoio). Ma, colmo dei colmi, mi scappa di nuovo visto che l'età avanza e la resistenza della prostata regredisce, "c'è un bagno interno, vada nella sala 8" mi dice la custode della XIII (fate voi!). Ebbene, qualche altra toilette mirabile ce l'ho in mente ma questa è commovente: nascosto da un'austera porta di legno massicio c'è sul serio il bagno in sala VIII, pulito, profumato, sapone, aria calda (e i buchi provocati da viti a pressione sono il minimo sindacale). Ripeto, sono in un bagno con sanitari d'antan, ampio e arioso, a pochi metri da Cima da Conegliano e chissà chi altro. Con tutto il rispetto, mai una pipì fu più regale e pacificatrice!

Cima da Conegliano, Madonna. A pochi passi dal quadro si apre la porta di un bagno che rischia di essere il più bello del mondo!

Riprendo via Statuto verso Moscova, solite fioe troppo alte-bionde-magre-occhi-azzurri per essere vere ma ci ho quasi fatto l'abitudine, vedo un gabbiotto dove un parrucchiere ha allestito un atelier apposta per la MFW 2023, proprio di fronte a Panarello, pasticceria cui la mia famiglia rende onore ora e sempre. Finiamo, io e Luca, da Eataly a mangiare spaghetti al pomodoro e altro. Ma devo raggiungere l'Ibis Ca' Granda in zona Bicocca, M5 viola per qualche fermata partendo da Garibaldi, un fiume di tifosi milanisti che riempiono all'inverosimile ogni vagone. Mi fa simpatia questa gente rosso-nera, io gobbo ormai sbiadito, dopo lo 0-0 col Newcastle (scusa, chii???) che arriva a pochi giorni da un derby perso 5-1, cinque pappine! Hanno ancora le magliette di Ibrahimovic, il fenomenale diavolo bosni-svedese che accende ancora la fantasia anche se non gioca più. Ma il tempo non passa e portano pure con sempiterno orgoglio e fede la maglia di Maldini che ha smesso di giocare anni fa (credo sia Paolo, non babbo Cesare, c'è un limite anche alla preistoria del tifo!)


Scendo alla metro di Ca' Granda, altra periferia al centro di una qualche Milano che non conosco ancora, hotel low cost e va bene, stanza anche più grande di quel che mi aspettavo, i ragazzi della reception mi scaldano l'acqua per una camomilla, il filtro me lo sono portato da casa, a mio modo sono milanese anche io.  La chiave è un pezzo di cartone magnetizzato, provo se la carta PAM va bene per tenere accese le spine e nemmeno stavolta la tessera plasticata mi tradisce. Faccio 4 rampe di scale per tenere a bada la glicemia ed è ora di andare a nanna. Grazie Milano (e non è la prima volta che ti sono grato!)