Monday, October 31, 2022

Buongiorno Regione!

Parlo in diretta su Rai3, nel contenitore della testata regionale "Buongiorno Regione'' che va in onda alle 7.30, con rassegna stampa e commento alle notizie pricipali del giorno. La redazione coglie l'occasione della Giornata Mondiale del Risparmio per ragionare di capacità di spesa, situazione economica ed educazione finanziaria. Sono temi interessanti che mi coinvolgono molto ma oggi mi soffermo sull'esperienza legata al programma in diretta (presso la sede della rai di Palazzo Lavia).

Verso lo studio, poco dopo l'alba.

La conduttrice, Federica, mi ha chiesto di arrivare 15 minuti prima dell'inizio per scambiare altre due parole dopo la breve chiacchierata telefonica di venerdì. All'ingresso mi accoglie la curatrice del programma, Patrizia, sbrigo le formalità fornendo le mie generalità e salgo gli ampi scaloni del palazzo con vista laterale sulla chiesa di S. Lucia. Ricorda con affetto i tempi di Ca' Foscari, quando studiava filosofia, cita Severino e io annoto metalmente di quanto prestigio ancora godano "di luce riflessa" i professori. Speriamo di meritarcelo! Di fronte allo studio, mi prende in carico un tecnico stagno e gentile, "sarò il tuo pigmalione'', mi microfona, mi fa provare la sedia girevole che tende a ruotare vorticosamente, provano livelli audio e inquadratura.

Il tesserino se lo riprendono ma chiedo di fare una foto "miliare", ognuno ha i suoi piccoli grandi cippi!

Forse scrivo tutto questo per ricordare a me stesso quanta preparazione sia necessaria per la produzione di (buona) qualità: servono tempo, attenzione ai dettagli e persone che aiutano... Serve un protocollo, tutti fanno quel che ha senso, la scaletta riporta ogni singolo spezzone dei 30 minuti di programa (che coinvolgeranno me solo per 4). Ne traggo la considerazione (un po' ovvia un po' no) che qualsiasi cosa andrebbe preparata bene, che sia una lezione, un articolo o una scampagnata. Occorre l'''arte della manuntenzione della motocicletta''! È un'arte perché qualcosa può andare storto, non è scienza esatta. Ma la preparazione riduce il rischio di casini, impappinamenti, pause varie e attutisce gli effetti dei micro-capitomboli sempre in agguato.


Osservo tutti questi professionisti all'opera: Federica legge e rilegge la scaletta, mi ripete l'andamento previsto del mio intervento, si sistema più volte la camicietta bianca e l'asola nera e vistosa che la abbellisce, trucco accurato, fondo tinta quanto basta. Quando parla, nell'arco della sua mezz'ora, usa riempitivi sì e no due volte ("cioè'', "in qualche modo'', "insomma'') e non allunga mai le parole (gli ``eeeehm'' che sono tanto comuni quanto bruttini). Scandisce le parole con cura marmorea, a me pare forse fin troppo, ma è di chiarezza adamatina evitando scorciatoie fonetiche (ad esempio, inserisce le giuste "fessure", spazio-"uno''-spazio e non "un'' appiccicato alle parole precedente e seguente senza ritmo).

Anche Lucia, in attesa di leggere a discreta velocità varie notizie, è tesa al punto giusto. Scioglie la mascella, beve un sorso per ammorbirdire la gola e quel filo di tosse che la infastidisce, stira i muscoli facciali con piccole boccacce, lieve massaggio agli zigomi, un occhio alla scaletta e via. Assorbo un filo della sottile ansia che si porta dentro, anche se deve aver fatto queste apparizioni decine di volte. Riccardo, physique du role, è il meteo-man e ripete il discorso a voce bassa, memorizzando "l'alta pressione si è spostata... non abbiamo segnalazioni dal centro previsioni mareee...'', concentrato e attento.

Clicca qui per vedere il programma (intorno al minuto 16)

L'impressione che ne traggo è che tengono al loro lavoro e per farlo bene serve adrenalina alta al punto giusto. Dopo l'intervento in diretta, in cui mi pare di essere andato benino, mi fanno un'intervista per avere delle immagini "ferme'' per qualche estratto da mandare al TG delle 14.00. Scambio due parole con Federica e Riccardo, lo studio si è completamente svuotato, la testata regionale ha le sue pause durante il giorno. Da casa a casa dalle 5.30 alle 9.30, grazie al treno delle 8.43. Let's go!

Saturday, October 15, 2022

Palermo Plus

Alle 10.25 vedo le fronde del banano nel giardino della chiesa di S. Giovanni degli Eremiti, il mio alloggio sta esattamente dirimpetto, sono arrivato a destinazione. Sveglia  alle 4.30, Treviso S Pancrazio - Camplus porta a porta in 5 ore e 10 minuti, mettendo assieme le tessere del viaggio: 30 minuti in FIAT 500 per raggiungere il Marco Polo, i soliti 50 minuti un po' ansiogeni in aeroporto, un'ora e 15 di aereo, Punta Raisi Falcone e Borsellino, tira molla tambara e ritira il bagaglio, aspetta che il taxi sharing si riempia di altri 6 passeggeri con le loro storie, arrivo all'incrocio fra Via Roma e Corso Vittorio Emanuele e so che devo camminare per una decina di minuti.

Con Palermo mi sintonizzo sempre subito, anche con la meteorologia. Nuvoloni neri stazionavano sul mare ma lasciavano che lame di sole s'insinuassero sulla pista, il furgone sfreccia sull'autostrada, lasciando intravedere la costa sulla sinistra, comincio a sentire l'accento a là Ficarra e Picone, con le a allungate. 

Cesira mi telefona e mi dice che ho pure fatto la simpatica cazzata di lasciare a casa le chiavi della valigia Spalding vinta coi punti del rifornimento decenni fa. E l'avevo chiusa! Bene, valigia chiusa a serramanico su un marciapiedi del centro: mi sfiora l'idea di comprarmi biancheria e vestiario per 7 giorni... Mi dico che sono mona, e tanto, sia per la dimenticanza che per avere pensato una simile stupidata. Poi, appena all'inizio di corso Vittorio leggo "Keep calm e futtitenni". Se non è un'illuminazione poco ci manca. A Palermo ci deve essere un modo per aprire una valigia: è chiusa a chiave, ok, ma lo è in modo un po' ornamentale, come si usava con quelle valigie dei punti che hanno serrature di plastica che servono più che altro a fare la faccia dura per incutere più paura! Entro in un negozio di cianfrusaglie indiane, "devo farti una domanda un po' strana..." e chiedo aiuto, avete idee... c'è una ferramenta in giro? Sì, torna su Via Roma, poi lascia passare via Venezia e gira sù in Via Napoli, c'è una ferramenta. È vicinissima, decido di andarci, trovo la premiata "Non Solo Elettricita" di Ciminna Claudio: dico al commesso "devo farti una domanda un po' strana... ho scordato le chiavi, si riesce ad aprire questa valigia?". Il giovanotto, alto e sveglio non fa il difficile, capisce che la valigia è mia, prova con una chiave che non gira, mi dice "la devo forzare", "va bene", e con un cacciavite fa ruotare il tamburo (in realtà senza forzare nulla, la potro riusare senza problemi). Fulgido esempio di come (alcune) serrature non servano a niente!  Alè, sono salvo e contento in meno di 10 minuti, conteggiando il tempo di arrivare in ferramenta. Dietro al bancone ci sono due persone, "quanti vi devo?", non vogliono un euro, insisto, si schermiscono, "posso almeno offrirvi un caffè al bar qui accanto?", no, non serve, no... Ma nel frattempo era entrato un altro cliente che dice ai commessi "e dai, accettate!", ringraziano e chiedono due macchiati!

Google maps mostra (quasi) sempre tutto, compresi i bar con le mezze dosi.

Con la mia valigia appena "scassinata" con dolcezza, entro trionfante nel bar lontano 10 metri, ordino un macchiato per me, anche per dimenticarmi di quel caffelatte "medium or large" bevuto a Venezia all'alba. Il piccolo banco è affollato, un cliente chiede se si può avere mezza barchetta alla mortadella che sta sull'espositore, il barista dice di no, "a chi la do poi l'altra metà?". Capisco bene la richiesta, anche io per motivi vari apprezzo le porzioni piccole, ti prendi il gusto senza grane glicemiche, un coup de foudre papillare e via. Stavolta però salto nella conversazione, "l'altra metà la prendo io!". L'attimo di curiosità che invade il locale dura tre lunghi secondi, sei avventori mi guardano sorpresi, evidentemente il mio accento si fa notare non poco in centro a Palermo e chissà cosa si son chiesti sui ghirigori che poratano un veneto in un bar tosto senza alcun appeal turistico. Ma è fatta, il barista sorridente capitola e chiede "la devo tagliaaare per lungo o per laargo?", il signore esagera: "a volte, io ne chiederei anche un quarto!". E io  "ma è dura trovarne altre tre!". Pago 4 euro e 10, inclusi la mezza barchetta e i due macchiati che di lì a poco saranno portati ai ragazzi della ferramenta. Mi fa lo sconto, "4 euro", senza scontrino, è una cosa bella...

Quello che vedo dalla mia finestra, compresa l'ombra delle tenda...  in pieno complesso Arabo-Normanno a due passi da Palazzo dei Normanni.

Sono al Camplus di Via dei Benedettini, dalla finestra ammiro la struttura di S. Giovanni degli Eremiti e non solo il giardino, una meraviglia che visiterò nei prossimi giorni! Sono stato in strutture simili anche altrove e mi sono sempre trovato benissimo (ad esempio, lunga vita al Camplus di Catania in via Monsignor Ventimiglia), mi sento un pascià e fra poco provo la "mensa" interna, mi attendono turisti, strani soggetti come me in trasferta sabbatica, didattica e scientifica e studenti, tutti presenti nel variopinto ventaglio di ospiti. Mi devo mettere a lavorare, finendo di preparare il (mini) corso su NetLogo e agent-based per il dottorandi di unipa e provando a smaltire la slavina di email che attendono risposta da giorni e settimane. Questo post finisce qui, W Palermo, mi godo il caldo e avanti col resto!